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Albinea, “licenziate e sostituite da un software”: sciopero

La Fiom sul caso della Interpuls: “Scandaloso, oggi è capitato alle colleghe, domani potrebbe toccare ad altri”

ALBINEA (Reggio Emilia) – I lavoratori della Interpuls di Albinea (Reggio Emilia) hanno scioperato oggi su proposta della Fiom Cgil per esprimere solidarietà e vicinanza alle due colleghe licenziate in tronco nei giorni scorsi. Si tratta di due impiegate (una delle quali appena rientrata dalla maternità) che, stando alla denuncia del sindacato, alcuni dirigenti avrebbero invitato ad uscire dalla fabbrica e a non ripresentarsi dopo aver comunicato loro l’interruzione del rapporto di lavoro.

La motivazione del licenziamento, spiega la Fiom, “è l’inserimento di un nuovo software” che però “alla data di oggi ancora non è attivo”. A far scattare la protesta sindacale anche il fatto che le due donne licenziate sono state assunte successivamente all’entrata in vigore del Jobs Act. Dunque non avranno il diritto alla reintegra sul posto di lavoro nel caso in cui il giudice decidesse di condannare l’azienda per licenziamento illegittimo. “I lavoratori dell’Interpuls sanno che un licenziamento di questo tipo è un precedente pericoloso, oggi è capitato alle colleghe, domani potrebbe toccare ad altri”, commenta Alessandro Malagoli, funzionario della Fiom reggiana.

“Abbiamo sentito telefonicamente le due lavoratrici e sono ancora provate dal licenziamento. Sono esterrefatte per le modalità ‘all’americana’ di una cacciata che a nostro avviso è priva di ogni attenzione umana oltre che immotivata. Nessuno si merita di essere trattato in questo modo, le hanno buttate fuori dall’azienda come si fa con un ladro, è vergognoso”, aggiunge Malagoli insieme a Simone Vecchi, segretario provinciale delle “tute blu” della Cgil.

Le lavoratrici sono convinte di procedere con l’impugnazione del licenziamento e con una causa legale”, fanno sapere i sindacalisti. Secondo cui, infine, “l’azienda avrebbe potuto utilizzare un ammortizzatore sociale in maniera temporanea, avrebbe potuto gestire la situazione eventualmente bloccando il turn-over e permettendo alle lavoratrici di essere ricollocate in altre funzioni, considerata la loro esperienza alla Interpuls e i loro titoli di studio, invece sono state considerate come un mero costo da cancellare, numeri non persone”.

Quanto al “jobs act”, tornato di attualità perché al centro del referendum dell’8 e giugno, la Fiom di Reggio evidenzia: “Questa legge favorisce discriminazioni e fa credere alle aziende di poter licenziare liberamente, ma impugneremo e andremo in tribunale per avere giustizia, consapevoli che la legge non aiuta le vittime ma dà forza ai comportamenti aziendali più selvaggi dal punto di vista umano”.