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Difensori indagati in Angeli e Demoni, Fi: “Nordio mandi gli ispettori”

I deputati Enrico Costa e Calderone interrogano il ministro dopo che Ognibene e Mazza sono stati accusati di calunnia

REGGIO EMILIA – Approda anche alla Camera il caso di Rossella Ognibene e Oliviero Mazza, gli avvocati difensori nel processo “Angeli e Demoni” sugli affidi minorili di Reggio Emilia, indagati dalla Procura di Ancona per il reato di calunnia. I deputati di Forza Italia Enrico Costa e Tommaso Calderone chiamano in causa direttamente il ministro della Giustizia Carlo Nordio, a cui chiedono in un’interrogazione “se intenda far luce sulla vicenda mediante l’attivazione dei propri poteri ispettivi”.

A Mazza e Ognibene, che rappresentano l’ex responsabile dei servizi sociali della val d’Enza e figura chiave nell’inchiesta Federica Anghinolfi, è stata in particolare contestata la formulazione di un’eccezione e la redazione di una memoria difensiva in cui i legali hanno sostenuto l’incompatibilità alla testimonianza di due psicologhe, consulenti tecniche del pubblico ministero, perchè prima di diventarlo sono state coinvolte nelle indagini. Per gli avvocati, quindi, se le due professioniste fossero state ascoltate, avrebbe potuto configurarsi il reato di violazione del segreto d’ufficio.

Il Tribunale di Reggio, pur riconoscendo la circostanza, ha rigettato l’eccezione di incompatibilità. Ora “in concomitanza con l’inizio delle arringhe difensive in dibattimento- dopo circa un anno- ai difensori è stato notificato dalla Procura di Ancona, cui aveva trasmesso gli atti la Procura di Reggio Emilia, parte nel processo, l’avviso di conclusione delle indagini contenente l’addebito per calunnia”, evidenziano i parlamentari di Fi. Secondo cui “la tempistica di tale attività costituisce un atto oggettivamente idoneo a comprimere la libera e piena espressione del mandato difensivo, in violazione ad ogni principio fondante lo Stato diritto”.

Per Costa e Calderone quello che sta succedendo è che viene stravolto “ogni profilo di contraddittorio, inventando un delitto di ‘difesa’, ai limiti dell’intimidazione processuale”. Per questo “l’utilizzo strumentale dei poteri della pubblica accusa, questo sì, sempre secondo gli interroganti, deve essere oggetto di un attento vaglio sotto ogni profilo”, concludono i deputati di Forza Italia.