Fiom e Uilm: “Perdiamo salario con la cassa integrazione e loro si distribuiscono 25 milioni in 5 anni”
REGGIOLO (Reggio Emilia) – “Vergogna. Vergogna. Vergogna”. E’ uno dei cori che gli operai della Comer industries hanno urlato stamattina durante lo sciopero indetto da Fiom e Uilm nell’azienda con sede a Reggiolo che produce sistemi di trasmissione di potenza per macchine agricole e industriali in tutto il mondo. I lavoratori hanno incrociato le braccia dopo la mancata applicazione del contratto aziendale.
“Le Rsu e tutto il personale dipendente si sono sentiti presi in giro”, spiegano i sindacati provinciali. In dettaglio, infatti, il contratto integrativo dell’azienda quotata in borsa, che vede Matteo Storchi come maggior azionista e amministratore delegato, prevede che una quota importante del premio di risultato del 2024 sia legata all’Ebitda (il margine operativo lordo), cioè l’indicatore che misura la redditività di impresa.
“L’azienda – continuano Fim, Fiom e Uilm – ha dichiarato agli azionisti un Ebitda del 16,7% mentre al tavolo sindacale ha dichiarato il 15%, senza dare motivazioni trasparenti e oggettive e mancando quindi di rispetto alle rappresentanze dei lavoratori e a tutti i dipendenti”. Non a caso “Rispetto. Rispetto” è stato un altro coro intonato davanti alla palazzina uffici che ospita anche l’ufficio dell’Ad. Ma non è tutto. Per i rappresentanti dei metalmeccanici, infatti, la differenza tra quanto dichiarato pubblicamente e internamente produrrebbe un danno economico omogeneo a tutto il personale dipendente quantificabile in alcune centinaia di euro a lavoratori e violerebbe il contratto aziendale.
Altro aspetto che ha portato alla protesta è il fatto che l’azienda di Reggiolo nel 2024 ha utilizzato intensamente la cassa integrazione ordinaria, sia tra gli operai sia tra gli impiegati, abbattendo così il costo del lavoro e quindi le retribuzioni medie delle maestranze.
“Abbiamo stimato una perdita di salario medio di 1.800 euro netti in un anno a causa della Cigo – spiegano Marco Begnozzi e Simone Vecchi della Fiom e Jacopo Scialla della Uilm – ma questa situazione di sofferenza delle lavoratrici e dei lavoratori non ha impedito all’Assemblea dei soci di votare la distribuzione di oltre 22 milioni di dividendi agli azionisti: una contraddizione vergognosa”. Le Rsu Comer, dal canto loro commentano: “Tutta la cartellonistica di propaganda aziendale dentro ai reparti produttivi afferma che le persone sono al centro degli obiettivi aziendali, ma i fatti dicono il contrario: alle persone che lavorano sono lasciate le briciole e sono messe ai margini, per questo oggi siamo fuori in sciopero”.
In seguito alla crisi industriale della meccanica agricola, Comer ha chiuso negli ultimi anni lo stabilimento di Cavriago, di Pegognaga in provincia di Mantova e di Rubiera dove aveva da poco acquisito un’azienda dal Gruppo Benevelli. “La chiusura degli stabilimenti produttivi, e il conseguente trasferimento di lavoratori a Reggiolo – dicono ancora le sigle delle ‘tute blu reggiane’ – ha indotto centinaia di operai a dimettersi per inconciliabilità tra tempi di trasporto, lavoro e vita. In questa maniera l’azienda ha ridotto il personale stabile sostituendolo con lavoratori in somministrazione più ricattabili e con salari più bassi”.
Non da ultimo “i dividendi della Comer Industries, che ricordiamo è quotata alla Borsa di Milano, sono stati distribuiti a tutti gli azionisti, ma in particolare alla Eagles Oak, la controllante della Famiglia Storchi che a sua volta ha distribuito ai quattro soci (Matteo Storchi, Marco Storchi, Annalisa Storchi, Cristian Storchi) 25 milioni e 800.000 euro negli ultimi cinque anni”, concludono Fiom e Uilm.
Che però ribadiscono: “La dignità dei lavoratori non è in vendita, per questo scioperano nonostante abbiano alle spalle mesi di cassa integrazione e proprio nei giorni in cui la Direzione Aziendale dichiara di aprire nuovamente un nuovo periodo di cassa. Una dignità che si scontra con l’avidità di chi munge l’azienda senza ridistribuire ricchezza e riducendo gli investimenti produttivi”.

