Strage di Bologna, la Schlein contro la Meloni: “Non si governa con il vittimismo”
Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, parlando ieri sera alla festa del Pd di Villalunga a Casalgrande
CASALGRANDE (Reggio Emilia) – “Sono molto felice di essere con voi. Oggi è il 2 agosto: una giornata molto importante per chi, come me, è figlia adottiva di Bologna. Per questo ho trovato grave l’attacco arrivato oggi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime. Con il vittimismo non si governa”.
Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, parlando ieri sera alla festa del Pd di Villalunga a Casalgrande. La Schlein è arrivata sul palco dopo un bagno di folla tra gli stand. A salutarla c’erano anche il deputato Andrea Rossi, il segretario Pd di Casalgrande Matteo Balestrazzi, il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari, il presidente della Provincia Giorgio Zanni, la portavoce nazionale delle Donne Democratiche Roberta Mori e l’assessora comunale Marwa Mahmoud.
“Basta divisioni”
Ha aggiunto la Schlein parlando del partito: “Ieri sera ero con il presidente del partito, Stefano Bonaccini e ci siamo ripromessi: basta divisioni, serve un partito unito e compatto che è la premessa per costruire l’alternativa al governo più a destra della storia repubblicana. Credo che questo sia stato parte del motivo del successo che abbiamo avuto alle recenti amministrative ed europee. In tanti Comuni al voto siamo riusciti a costruire delle coalizioni attorno a un progetto condiviso con dei candidati credibili”.
“La destra vuole una sanità a misura del portafoglio delle persone”
Poi il tema della sanità: “Il Pd è impegnato a difendere la sanità pubblica e universalistica in Italia dalla privatizzazione che porta avanti questa destra, senza neanche il coraggio di ammetterlo. Quante volte li avete sentiti dire che hanno fatto l’investimento più grande della storia? Mentono sapendo di mentire. Se voi guardate i dati, vi accorgerete che, da quando Giorgia Meloni siede a Palazzo Chigi, la spesa sanitaria, in rapporto al Pil, sta scendendo ai livelli di prima della pandemia. La destra non lo fa per sciatteria, ma perché ha un preciso disegno. Vuole una sanità a misura del portafoglio delle persone. Chi ce l’ha abbastanza gonfio potrà saltare la lunga lista d’attesa, andando dal privato, ma chi non ha quelle risorse, dovrà rinunciare a curarsi”.
La tutela della scuola
Poi è passata a parlare di un’altra grande priorità per il Pd, quella della scuola. Ha aggiunto: “La difesa della scuola pubblica è la prima grande leva di emancipazione sociale delle persone. È da lì che dobbiamo iniziare a ridurre le diseguaglianze e a sbloccare quell’ascensore sociale che, per troppi anni, è rimasto fermo. Siamo un’Italia in cui si è ricominciato a dire che il figlio dell’operaio farà fatica a fare un mestiere diverso. Questo è un tema che noi ci dobbiamo porre fino in fondo, perché, nelle generazioni precedenti alla mia, succedeva che i figli avessero una speranza di potersi costruire un futuro sempre migliore e di poter trovare un lavoro più stabile, anche di quello che hanno avuto i loro genitori. Adesso non è più così. Noi vediamo tanta paura negli occhi delle nuove generazioni e noi come Partito Democratico, dobbiamo sfidare quella paura”.
E sul tema della scuola fa anche un mea culpa: “Parlare di scuola pubblica vuol dire anche parlare di responsabilità nostre, non ce lo dobbiamo nascondere. Vuol dire che dobbiamo pagare meglio gli insegnanti, perché sono in meno pagati di tutta Europa. Vuol dire che dobbiamo incentivare gli insegnanti, come i medici di medicina generale e di base ad andare a lavorare in quelle aree interne che, altrimenti, si spopoleranno”.
Il congedo paritario
Poi parte un altro attacco alla Meloni. Dice la Schlein: “Noi abbiamo la prima presidente del Consiglio donna che guida un governo che, ogni giorno, fa scelte contro le donne e ne taglia le pensioni, come ha fatto con ‘opzione donna’, riduce il numero dei nidi che saranno costruiti con i fondi europei e per cui il Pd si è battuto tanto con il Next Generation. Se fosse stato per la Meloni neanche l’avremmo visto, coi suoi 200 miliardi di investimenti in questo paese, perché in Parlamento europeo si sono astenuti. Se ora l’abbiamo è per l’impegno della famiglia socialista europea”.
Continua il segretario del Pd: “La Meloni sa benissimo quello che accade in questo paese. Accade che tutto il carico di cura è sulle spalle delle famiglie. Ma, dentro le famiglie, è soprattutto sulle spalle delle donne che vengono tenute a freno nel lavoro e nell’impresa. Abbiamo, al sud, le percentuali di occupazione femminile più basse d’Europa. Non va bene. Fa male al paese. La Banca d’Italia dice che se cresce l’occupazione delle donne cresce anche il Pil del paese. Guardate cosa stanno già facendo in Francia e in Spagna dove c’è il congedo paritario non solo per le madri, ma anche per i padri: cinque mesi pagati al 100%. È una misura di civiltà, ma la destra, su questo, ha votato contro a un nostro emendamento. La Meloni sa che, quando tagli il sociale e la sanità, lasci soprattutto le donne indietro, perché saranno soprattutto loro a rinunciare a lavorare”.
“Salario minimo, sotto i 9 euro l’ora è sfruttamento”
Poi il segretario del Pd affronta il tema del lavoro e del salario minimo. Dice: “Noi andremo avanti sul salario minimo, perché, sotto i 9 euro all’ora non è lavoro, è sfruttamento e non deve essere legale. Abbiamo fatto una proposta unitaria con le altre opposizioni e io vi chiedo, se non l’avete già fatto, di firmare la legge di iniziativa popolare che porta avanti questo progetto. La vogliamo riportare in Parlamento dopo che ce l’hanno affossata. Il 70% degli italiani è favorevole al salario minimo. Sono rimasti solo la Meloni e pochi altri a continuare a dire che non serve.
La Schlein affronta quindi il tema delle discriminazioni. Aggiunge: “Io non voglio più sentire un ministro della Repubblica dire che bisogna ridurre gli stranieri nelle classi, perché nelle classi non ci sono italiani e stranieri. Ci sono bambine e bambini. E hanno tutti diritto a un’istruzione di qualità. Quelli che chiamano stranieri, per il 70%, sono nati o cresciuti in Italia. Quindi sono italiani e dobbiamo cambiare quella leggi e abbiamo sbagliato a non cambiarla prima quando avevamo i numeri per farlo”.
Il lancio della candidatura di De Pascale
Poi lancia la candidatura di Michele De Pascale: “Sono orgogliosa e felice di sostenere Michele De Pascale, un grande sindaco un bravo amministratore. Aiutiamolo. C’è già una larga coalizione attorno a lui che mette insieme tante forze politiche e anche tante forze sociali associative, ma quello che mi piace tanto di Michele è che non si siede mai sui risultati ottenuti. Prova ogni giorno a chiedersi. Che cosa si può fare di meglio? Che cosa abbiamo sbagliato? Anche con dell’autocritica quando serve”.
L’autonomia differenziata e la riforma costituzionale
Infine affronta il tema dell’autonomia differenziata. Conclude: “Andiamo avanti con una raccolta firme contro l’autonomia differenziata, dove abbiamo già superato 500mila firme in pochi giorni. Perché è una riforma sbagliata quella che spacca in due il paese che, invece, ha bisogno di essere ricucito. Quella riforma aumenta le diseguaglianze che le aree interne e il sud hanno già pagato troppo, ma fa male anche al nord. Come puoi immaginare di fare 20 diverse politiche energetiche, quando ce ne servirebbe una europea per abbassare le bollette a famiglie imprese? Come puoi pensare che tagliare la sanità non abbia un effetto sulla migrazione sanitaria dal sud che, comunque, riempirà gli ospedali del Nord allungando le liste d’attesa? Come fai a non pensare ai problemi di un’impresa che deve fare fronte a burocrazie diverse per ogni regione per vendere un prodotto? Quella riforma va fermata, perché fa male a questo paese ed è solo il frutto di un cinico baratto tra la Lega e Fratelli d’Italia? Lo scalpo che ha chiesto la Lega è l’autonomia differenziata, a cui Fratelli d’Italia si piega per potere fare una riforma costituzionale che dobbiamo fermare, perché il premierato non esiste in nessun paese al mondo. E’ una riforma che indebolisce la democrazia, il Parlamento e i poteri della figura che, più di ogni altra, in questi anni difficili, ha garantito la credibilità internazionale e la stabilità di questo paese, ovvero quella del Presidente della Repubblica”.

