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Rubiera, è morta l’ex sindaca Anna Pozzi

2 aprile 2024 | 19:38
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Rubiera, è morta l’ex sindaca Anna Pozzi

E’ deceduta a 77 anni dopo un lunga malattia. I funerali si terranno giovedì mattina. Il ricordo del sindaco Cavallaro

RUBIERA (Reggio Emilia) – E’ morta l’ex sindaca di Rubiera, Anna Pozzi. Fu primo cittadino dal 1995 al 2004 e, in precedenza, assessore alla cultura: è deceduta a 77 anni dopo un lunga malattia. I funerali si terranno giovedì mattina.

Il suo nome resterà legato, in modo indelebile, alla Corte Ospitale di Rubiera, centro di produzione, residenza, formazione e ricerca per il teatro che ha sede in un complesso architettonico del Cinquecento.

Il recupero del complesso monumentale dell’antico ospizio per pellegrini, diventato polo culturale riconosciuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Emilia Romagna, è stato il suo principale impegno durante gli anni della sua attività amministrativa.

La camera ardente è stata allestita presso la sua abitazione, in via Fontana 27, dalle 9 alle 19. I funerali si svolgeranno giovedì mattina, 4 aprile, alle 10.30. Il corteo partirà dall’abitazione verso il cimitero della frazione di Fontana.

Il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, l’ha voluta ricordare così: Anna credo sia stata prima di tutto una intellettuale. Vera. Di quelle, però, che accettano di immergere le mani nel loro tempo, senza mai abbassare lo sguardo. C’è questo libercolo – firmato solo A.P., con le illustrazioni di Silvana Mattioli – edito dopo la pandemia un po’ per scherzo, che ipotizza un dialogo tra Giacomo Leopardi e il Coronavirus. Ma al suo interno troviamo anche interventi di un amatissimo – direi – Kant e di un profondo Manzoni, il tutto con una spolverata – mi permetto – di Brecht. Anna poteva dare del tu a queste figure. Ed è piuttosto chiaro come fosse in grado di leggere l’oggi attraverso di loro: sempre. Ma, a differenza di tanti sedicenti intellettuali, traducendo questa capacità in azioni etiche e non in citazioni su qualche rivista patinata o a qualche apericena. Il suo amore per la letteratura, per il teatro e per la musica ne ha fatto una instancabile promotrice di cultura, anche a costo di mettersi lei a cucinare i tortelli per i musicisti – benissimo, tra l’altro, a quanto dicono -. Credo che tutto ciò che si è prodotto, culturalmente, grazie alle sue intuizioni sia, semplicemente, il suo immenso “monumento più duraturo del bronzo”. Chiunque ha avuto modo di lavorare o collaborare con Anna ha avuto almeno una discussione con lei. Del resto, la dialettica per una filosofa è l’arma del mestiere. L’ultima io l’ho avuta per il suo cellulare. Anna ha sempre fatto obiezione di coscienza relativamente allo smartphone: aveva il suo indistruttibile Nokia, con cui continuava a organizzare meravigliosi concerti, festival. “Telefono, mando sms, cos’altro mi serve”. Al che io le ho provato a spiegare che poteva servire anche per ascoltare musica, Spotify. Lei mi ha guardato socchiudendo appena gli occhi. Chi la conosce ha presente. Ho concluso che l’Anna fosse semplicemente analogica: come un pianoforte. Amato pianoforte. Che puoi fare quel che ti pare, col digitale. Ci puoi attaccare il sintetizzatore. Ma la vibrazione sotto le dita, quando vibrano corde vere, è vita. Vibrante. Come quella di Anna.