Bonaccini: “L’Europa è nata anche a Casa Cervi”

28 dicembre 2023 | 17:44
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Bonaccini: “L’Europa è nata anche a Casa Cervi”

Stamattina, a Reggio Emilia, la commemorazione dei sette fratelli uccisi insieme a Quarto Camurri dai fascisti ottant’anni fa. Vecchi: “Quella storia non è ancora diventata, fino in fondo, patrimonio comune di un intero Paese”

REGGIO EMILIA – “L’Europa è nata anche a Casa Cervi. Come è nata a Sant’Anna di Stazzema. A Marzabotto. O a Fossoli. È da questi orrori che è germogliato il seme di una società dei popoli e dei diritti, che l’Europa unita vuole incarnare”. Lo ha detto questa mattina Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna che, a Reggio Emilia, ha commemorato i fratelli Cervi, uccisi insieme a Quarto Camurri dai fascisti ottant’anni fa, nella cerimonia in Comune a Reggio Emilia.

Oltre al presidente della Regione, sono intervenuti il sindaco, Giorgio Zanni (presidente della Provincia di Reggio Emilia), Fabio Spezzani (membro del cda dell’Istituto Alcide Cervi) e Alessandro Pollio Salimbeni (vicepresidente dell’Anpi nazionale). La cerimonia si è chiusa con il concerto “Oltre il ponte”, a cura dell’associazione “I parchi della musica”.

“L’Europa – ha detto Bonaccini – ha bisogno di tornare a far sentire la propria voce. Di liberarsi dal giogo dei populismi e dei sovranismi, che in casa propria la agitano a nemico, giocando su un consenso effimero, ma non restituiscono nessuna altra visione alternativa, se non quella già sentita dei singoli stati forti in casa propria. Propaganda che non regge alla prova dei fatti. Che non risolve i problemi, anzi li trascina e li ingigantisce. Noi dobbiamo rispondere partendo allora dal mappamondo di Papà Cervi: le battaglie si vincono uniti”.

Cervi

Quella dei fratelli Cervi, ha ricordato il presidente della Regione, “è una storia senza tempo, il loro sacrificio è uno dei momenti più alti e significativi della Resistenza al nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale. Un’intera famiglia contro un regime. In nome della libertà, della democrazia e dell’uguaglianza. Un messaggio potentissimo ancora oggi”.

Ed è un messaggio, ha rivendicato Bonaccini, che ha molto a che fare anche con l’Emilia-Romagna. “Dalla lotta partigiana – dice – abbiamo ereditato i valori dell’uguaglianza e della solidarietà. Stare meglio e creare benessere diffuso sono traguardi di una comunità, ma devono essere accompagnati da condizioni che permettano anche l’ultimo della fila di poter tagliare il traguardo. Abbiamo ereditato l’idea che la giustizia sociale sia un valore che migliora persone e collettività. Crediamo fortemente che la sanità e che l’istruzione debbano restare a forte guida pubblica. Ecco perché da mesi abbiamo lanciato un fortissimo grido di allarme contro il sottofinanziamento della sanità pubblica: c’è un evidente disegno che punta a favorire quella privata”.

Il sindaco Luca Vecchi ha poi ricordato le molteplici sfaccettature della famiglia Cervi e ha detto: “Oggi, a ottant’anni di distanza, il punto non è tanto di evocare il rischio di nuovi fascismi quanto di avere la consapevolezza del senso e del significato profondo di quella storia che oggi celebriamo, che non è ancora diventata fino in fondo patrimonio comune di un intero Paese. È una cosa che dobbiamo dirci con molta chiarezza, e credo che rappresenti uno degli elementi di fragilità politica, culturale e valoriale della storia stessa dell’Italia. Ci sono fatti, episodi, luoghi, eventi che vanno al di là delle divisioni politiche, ideologiche, religiose e che rappresentano momenti costituenti in cui un’intera comunità sente di appartenere al proprio destino: per noi, e credo per tanti, lo è stato quel 28 dicembre 1943, come parte integrante del nostro calendario civile, e lo è stato in tantissimi momenti che hanno caratterizzato la storia dell’antifascismo e della Resistenza”.

Cervi

E ha concluso: “Per l’Italia lo è stato in tanti momenti del Dopoguerra, lo è stato negli anni dello stragismo, lo è stato quando Cosa Nostra attaccò le istituzioni dello Stato, in tutti qui momenti il Paese ha trovato la forza di sentirsi parte di un comune destino, andando oltre le divisioni che potevano legittimamente accompagnare la quotidianità. Se c’è un impegno che dobbiamo prenderci nel guardare al presente e soprattutto al futuro nel ricordare gli ottant’anni dall’eccidio dei fratelli Cervi è quello di fare nostra la visione morale che accompagnò la vita e il sacrificio dei fratelli Cervi e di Quarto Camurri, farla nostra nel quotidiano in un percorso costante verso il futuro”.