Manifestazione per la pace, 300 reggiani a Roma per dire “no” alla guerra

5 novembre 2022 | 20:11
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Manifestazione per la pace, 300 reggiani a Roma per dire “no” alla guerra

Sui pullman della Cgil esponenti del sindacato, ma anche del movimento che si batte per la libertà di Assange, per i diritti delle donne e dei migranti

ROMA – In 300 sono arrivati oggi da Reggio a Roma per dire no alla guerra e invocare una risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina, dopo l’invasione russa, che faccia tacere le armi. C’erano anche loro fra i 100mila che hanno riempito piazza San Giovanni. In 150 sono venuti sui tre pullman organizzati dalla Camera del lavoro di Reggio Emilia su cui è salito anche Reggio Sera.

Nel pullman su cui eravamo, come sempre accade in questo tipo di manifestazioni, era presente un mondo variegato espressione dell’associazionismo reggiano. Esponenti del sindacato, ma anche del movimento che si batte per la libertà di Julian Assange, per i diritti delle donne, dei migranti e anche il coro dell’Amata rossa di Casa Bettola che ha reso meno pesante il viaggio di andata con i suoi cori.

Paola Mistrali, del comitato per la liberazione di Julian Assange, dice: “Sono qui alla manifestazione per la pace, perché credo che tutti i popoli abbiano diritto allo sviluppo e non ci siano scuse e pretesti per alimentare le guerre e incrementare l’industria delle armi. La pace viene prima delle guerre delle battaglie e delle conquiste militari. Gli ucraini avrebbero dimostrato quello che sapevano fare anche senza l’invio di armi con una resistenza a tutto campo. Ma ora credo che bisognerebbe incrementare i tavoli della pace. L’invio di armi non è la soluzione, ma incrementa solo la violenza”.

Marga Maria Venturi, pure lei del Comitato Assange, che insieme alla sua compagna regge un grosso striscione che invoca alla liberazione del creatore di Wikileaks. aggiunge: “Con le armi non si risolve una guerra. Assange dice che, alla base della guerra, c’è la bugia e la menzogna. Io non difendo la Russia e Putin, ma credo che non si sia cercata la verità, ma la guerra. Se si cercava la verità non ci sarebbe stata la guerra”.

In marcia c’e’ anche Cosimo Pederzoli, di Sinistra italiana, uno dei partiti che ha sempre detto no all’invio di armi in Ucraina, che commenta: “Siamo qua per ribadire la necessità di mettere in primo piano i negoziati di pace e per dire al nuovo governo di ripensare all’invio di armi all’ucraina. Non si parla più della guerra in Ucraina. E’ diventata una notizia di secondo piano. Adesso e’ ora di mettere in primo piano i negoziati di pace. Le armi le abbiamo mandate e le stiamo inviando, ma il risultato è uno stallo enorme. Può essere servito all’Ucraina per difendersi, ma non può essere una soluzione che si protrae per anni”.

In marcia, intorno ai 300 reggiani, sfila un po’ di tutto. Ci sono striscioni con scritto: “Sono 93mila i bambini uccisi dalle guerre negli ultimi dieci anni”. C’è chi chiede di “riconvertire le fabbriche di morte”. Ci sono quelli che vogliono la liberazione della Palestina che srotolano un grande striscione con i colori della bandiera palestinese. Un gruppo di Rifondazione comunista chiede che “l’Italia esca dalla Nato”. Ci sono pure gli iraniani che invocano lo stop delle esecuzioni capitali nel loro paese.

Sul pullman c’era anche l’ex consigliere comunale di Sel Pierino Nasuti che dice: “Ho sempre fatto iniziative per la pace e il disarmo. L’Europa, gli Usa e l’Onu non stanno lavorando per avviare dei negoziati di pace. A distanza di nove mesi dall’invasione della Russia non si è mosso niente nella direzione della pace e del disarmo. Bisogna farlo”.

Barbara Poso, di Federconsumatori, di origini brindisine, ci dice: “Sono qui per manifestare il mio no alla guerra e chiedere che questo conflitto finisca”.

Infine il padrone di casa, la Cgil. Marika Todaro, della segreteria della Camera del lavoro, è soddisfatta della riuscita dell’iniziativa: “Siamo qui a manifestare contro la guerra e a sostegno delle popolazioni che soffrono per la libertà e che vogliono la democrazia. Abbiamo organizzato tre pullman, ma molti sono venuti anche con mezzi propri. I nostri pullman erano aperti alla partecipaione delle associazioni. Solamente insieme si può fare questo percorso difficile e complesso. Dobbiamo mettere da parte le armi, perché quelli che soffrono sono i più deboli”.