Imprese, la Fiom: “Profitti record, ma salari al palo”

Il sindacato chiederà aumenti salariali e bonus: "L'utile netto delle aziende è aumentato in percentuale in 5 anni del 164%, mentre la voce costi del personale, che include anche i salari, solo del 32%"

REGGIO EMILIA – Profitti record e salari al palo. È in sintesi la fotografia del comparto delle imprese metalmeccaniche della provincia di Reggio Emilia, scattata dalla Fiom provinciale in un’analisi dei bilanci di 857 realtà con circa 30.000 dipendenti. Sulla base degli esiti della rilevazione, analoga a quella fatta tre anni fa, il sindacato di categoria chiederà ora aumenti salariali nella cinquantina di aziende dove si rinnova il contratto integrativo e dei bonus una tantum di 800 euro – per aiutare i lavoratori a fronteggiare i costi di benzina e bollette – nelle industrie dove gli accordi di secondo livello sono già stati chiusi.

“Il settore metalmeccanico della nostra provincia – spiega il segretario della Fiom reggiana Simone Vecchi – é forte, dinamico e solido ma, allo stesso tempo, diseguale dal punto di vista della distribuzione della ricchezza”. Scendendo nel dettaglio della ricerca condotta sui bilanci depositati dalle imprese dal 2016 al 2021, emerge in primo luogo che nel quinquennio il valore della produzione del comparto è stato di 45,2 miliardi ed è cresciuto tra il 2020 e il 2021 da 6,8 a 9,6 miliardi. Il dato dell’anno scorso supera peraltro quello del 2018 (7,8 miliardi), considerato dal sindacato “l’anno d’oro” del decennio per il settore.

Il valore aggiunto prodotto, cioè la ricchezza generata dalle aziende è pari nei cinque anni esaminati a 12,3 miliardi, con 2,6 miliardi nel 2021, a fronte di 2,1 nel 2018. Infine gli utili per le imprese ammontano a 2,5 miliardi tra il 2016 e il 2021 e risultano in crescita anche nel raffronto tra l’anno scorso (687 milioni) e 4 anni fa (451 milioni nel 2018). La Fiom rileva inoltre che l’utile netto delle aziende è aumentato in percentuale in 5 anni del 164%, mentre la voce “costi del personale”, che include anche i salari, solo del 32%.

Considerando il 2021 rispetto sempre al 2018, poi, gli utili sono più che raddoppiati (52%) mentre i costi per i lavoratori sono aumentati di un ben più limitato 11%. Per quanto riguarda la redistribuzione della ricchezza prodotta, commenta il curatore dello studio e responsabile del coordinamento delle analisi economiche della Camera del lavoro di Reggio Matteo Gaddi, “ciò è avvenuto in modo sperequato, a favore degli utili e a svantaggio dei salari”.

Più in dettaglio la quota di valore aggiunto destinata agli utili aziendali è salita dal 15 al 26% tra il 2016 e il 2021, mentre è calata nello stesso periodo dal 63 al 54% (-9%) per quanto riguarda le voci di spesa per i lavoratori. Capitolo a parte è poi quello della pandemia, che non sembr aver intaccato le aziende metalmeccaniche. Anche nel 2020, in pieno Covid, il 74,3% del campione considerato ha infatti realizzato utili e il 45% ha totalizzato risultati perfino più brillanti del 2019.

“I dati – riprende Simone Vecchi – stridono con la narrazione degli anni scorsi, quando le aziende lamentavano un’apocalisse non solo sanitaria ma anche economica”.

Venendo invece alla fase attuale, annuncia il segretario Fiom, “in questi mesi i lavoratori vedranno bollette mai viste prima. Il contesto è eccezionale e per questo, come Fiom, chiederemo a tutte le imprese dove il contratto integrativo è stato firmato dei bonus una tantum di 600 euro per i costi energetici e di 200 euro come rimborso benzina”. Per le aziende con accordi già fatti, si chiederà invece un aumento dei salari proporzionato all’inflazione. “Le preoccupazioni degli industriali in questa fase sono fondate – conclude Vecchi – ma con questi dati penso serva molto coraggio per dire no alle nostre richieste di aumenti salariali e negarle sarebbe moralmente inaccettabile e socialmente ingiusto”.