Sanità, la Cgil non firma l’integrativo con l’Ausl

Il sindacato: "Non equa la distribuzione delle quote premianti solo ad alcuni"

REGGIO EMILIA – La Fp Cgil ha deciso di non sottoscrivere il contratto integrativo aziendale con l’Ausl di Reggio Emilia dopo una lunga e complessa trattativa ritenendo “non equa la distribuzione delle quote premianti solo ad alcune unità operative”.

Nonostante gli “importanti avanzamenti” ottenuti dal sindacato su tempi determinati. Per la prima volta nella storia dell’azienda accederanno alle quote incentivanti quasi al pari dei dipendenti di ruolo. E sulla distribuzione della cosiddetta performance individuale, che sarà distribuita capillarmente a tutti i dipendenti e non solo al 20% come succedeva in passato, la firma non è arrivata arenandosi sullo scoglio della mancanza di distribuzione dei premi di produttività sui diversi servizi.

Spiega la Fp Cgil di Reggio Emilia: “Siamo stati saldi e risoluti sulla nostra posizione ma l’azienda ha voluto mantenere fermo l’impianto di erogazione delle quote di performance organizzativa legate ai disagi causati dal Covid che verranno distribuite solamente ad alcune unità operative tagliandone fuori molte altre. L’accordo parla di ‘particolare impegno profuso’, crediamo che tutte le unità operative debbano esser premiate, perché in questi anni in tutti i servizi i lavoratori hanno dato il massimo per cercare di garantirne la qualità alla collettività”.

Prosegue il sindacato: “Ci sembra decisamente ingiusto porre vincoli come la permanenza all’interno dei servizi per sei mesi o addirittura per dodici. Inoltre, è doveroso sottolineare che i dipendenti non solo le figure sanitarie ma anche tutti gli operatori amministrativi e tecnici dell’Ausl di Reggio Emilia”. In questo contesto, dopo due anni di emergenza Covid, la Fp Cgil mette l’accento sul bisogno di una riorganizzazione all’interno dei servizi sanitari a carico dell’Azienda che non può essere messa in atto con i resti dei fondi di tutti i lavoratori.

Conclude la Fp Cgil: “Metteremo in campo iniziative che diano voce ai lavoratori e crediamo che la trattativa vada riaperta, per questo siamo disponibili a ritornare al tavolo con l’obiettivo di una redistribuzione più equa delle quote. Non escludiamo infine l’apertura di uno stato di agitazione a sostegno delle nostre posizioni ed in accordo con i lavoratori”.