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“Silk Faw, un progetto sbagliato pure se ci fossero i soldi”

Fantuzzi si domanda: "Se la proprietà, allo scadere del decimo anno (vincolo di cui siamo a conoscenza) dovesse trasferirsi altrove per motivi di costi, che sarà di quel campo di grano?"

REGGIO EMILIALunedì 25 si è tenuto l’incontro online tra istituzioni locali e manager di Silk Faw. I resoconti dell’informazione locale non trasudano, al di là delle dichiarazioni di facciata e delle date estremamente ravvicinate previste per rogito e “inaugurazione lavori”, particolare ottimismo e l’inusuale cautela del sindaco di Reggio Emilia, dopo i preannunci al limite dello sproloquio, lo conferma.

Certo, dopo un anno e mezzo dalla conferenza stampa che dava già per scontato il tutto e i vari penultimatum via via sempre meno credibili, qualche riflessione pare d’obbligo in attesa del 6 agosto, del 6 settembre e delle inevitabili intersezioni con la campagna elettorale delle elezioni politiche.

Il progetto, ci siano o meno i soldi, resta totalmente e inesorabilmente sbagliato: ritenere che una risposta al numero spropositato di auto alimentate a energia fossile in circolazione sia consumare 36 ettari di suolo verde per produrre auto elettriche, o meglio ibride, che costeranno oltre 200.000 euro, raggiungeranno (a Imola?) i 400 km all’ora e saranno destinati a pochi ultraricchi significa non aver compreso nulla di quanto sta accadendo attorno a noi; proprio domani si “celebrerà” (c’è ben poco da festeggiare) l’overshoot day mondiale, con un giorno in anticipo rispetto al 2021. 

Noi italiani lo abbiamo fatto prima: dal 13 maggio viviamo a debito, sottraendo le risorse del pianeta ai nostri nipoti. Festeggiarlo cavalcando una fiammante auto sportiva sarà ancora più stridente; rammarica nonché sconcerta che le istituzioni locali, quelle che richiamano alla responsabilità i partiti politici, poi non lo siano coi propri cittadini.
Ma c’è di più. Come fidarsi di chi da un anno e mezzo sfugge al pressing degli sviluppisti amministratori locali, rimandando ogni impegno? Ripropongo a tal proposito un quesito posto a suo tempo, cui nessuno ha mai inteso rispondere: se la proprietà, allo scadere del decimo anno (vincolo di cui siamo a conoscenza) dovesse trasferirsi altrove per motivi di costi, che sarà di quel campo di grano, lo stesso grano che oggi scarseggia così come il suolo da cui è tratto? È assai avvilente che il destino di questa sciagurata operazione sia legato a 30 milioni per il rogito e non alla consapevolezza della sua assurdità.
Francesco Fantuzzi