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Pignedoli (M5S): “Silk Faw in fuga? Un film prevedibile sin dall’inizio”

L'europarlamentare: "Possibile che nessuno in Regione o in Comune a Reggio Emilia si fosse preso la briga di controllare con chi stava concludendo un accordo?"

REGGIO EMILIA – Non è che ci volesse un genio per capire che dietro il progetto Silk Faw a Gavassa ci fosse qualcosa che non andava. Ora pare la vicenda dello stabilimento di auto di lusso elettriche ‘made in Cayman’ stia per giungere al suo prevedibile finale. Dopo aver acceso ingenui entusiasmi nei vertici della Regione Emilia-Romagna e del suo presidente Stefano Bonaccini e del comune di Reggio Emilia e il sindaco di Reggio Luca Vecchi, con tanto di “benedizione” di Romano Prodi e il totale appoggio degli Industriali, la joint venture sino-statunitense sembra dissolversi nel nulla.

Io e il giornalista Simone Russo, usando solo fonti aperte, avevamo facilmente scoperto e ‘denunciato’ che i capitali della società erano alquanto oscuri: una società con capitali cinesi riconducibile a un’altra in Irlanda che portava dritto nel paradiso fiscale delle isole Cayman, dove era sostanzialmente una scatola vuota. (https://www.sabrinapignedoli.it/2021/05/12/operazione-silk-faw-quale-il-ruolo-di-ideanomics-perche-un-finanziamento-da-una-societa-delle-cayman/)

Possibile che nessuno in Regione o in Comune a Reggio Emilia si fosse preso la briga di controllare con chi stava concludendo un accordo? Bastavano poche ricerche su internet per vedere com’era andato l’investimento promesso in Germania.

Un’operazione talmente ‘strana’ che ho deciso di presentare un’interrogazione alla Commissione europea, che effettivamente – pure non entrando nel merito – ha rilevato criticità sul progetto (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2022-000944_IT.html).

Invece gli amministratori locali e regionali hanno a lungo difeso il progetto Silk Faw, aprendo le porte allegramente con grande disponibilità di elargizione di fondi, di passaggi immediati di destinazione d’uso dei terreni, di corsie preferenziali come quella per evitare la Via (valutazione di impatto ambientale).

Vero è che a Reggio Emilia, il gruppo industriale aveva promesso investimenti per 1,3 miliardi di euro. Ma non è stato completato neanche l’acquisto dei terreni e il consumo di suolo previsto era di oltre 320 mila metri quadri. La Regione Emilia-Romagna aveva promesso 4,5 milioni di euro e altrettanti ne avrebbe scontati il Comune di Reggio Emilia dagli oneri di urbanizzazione. Non credo che tutte le aziende che promettono investimenti in Emilia abbiano lo stesso trattamento. Perché un’azienda come la Silk Faw lo ha avuto?

Ora probabilmente la storia della supercar ibrida giungerà al suo epilogo. Gli “investitori” potrebbero andarsene dall’Italia. Ammesso che ci siano mai arrivati. Una cosa viene da chiedersi: ma se gli amministratori emiliani sono tanto sprovveduti, come possono avere (e avere avuto) gli anticorpi per combattere infiltrazioni decennali di ben altra natura?

Sabrina Pignedoli

Eurodeputata Movimento 5 Stelle