Messe non autorizzate, aria di scomunica per una comunità di Casalgrande

Strappo dei lefrebvriani. La Diocesi: "Avviate le procedure canoniche"

CASALGRANDE (Reggio Emilia) – Sembra profilarsi una ‘scomunica’ per i due sacerdoti “abusivi” (Don Claudio Crescimanno e Don Andrea Maccabiani) che, in provincia di Reggio Emilia – e precisamente a Casalgrande Alto – celebrano messe non autorizzate in latino in un’azienda agricola al confine con la provincia di Modena. La rottura definitiva con la Diocesi guidata dal vescovo Giacomo Morandi, che già aveva diffidato gli ultraortodossi, è stata innescata da una lettera non firmata recapitata domenica nella sede della Curia reggiana.

Nella missiva “la comunità che si ritrova a Casalgrande Alto e in altre sedi per condividere il lavoro agricolo e tenere vivi i legami sociali e spirituali tra i suoi membri”, precisa infatti che “nella libertà del proprio cammino” non “è più dipendente da coloro che pure riconosce come legittimi Pastori della Chiesa”. Infatti “si ispira convintamente ad una delle comunità internazionali nate dall’opera eroica di monsignor Marcel Lefebvre, denominata ‘Resistenza’, secondo la tradizione dottrinale, liturgica e pastorale che in essa si conserva”. Di conseguenza “non può più essere considerata giuridicamente vincolata alla giurisdizione dell’attuale gerarchia”.

Durissima la replica della Diocesi per cui “pur non firmato da persone identificate, il testo dichiara il rifiuto di ogni legame con i pastori e della comunione con i membri della Chiesa, costituendo dunque un atto univoco di orientamento scismatico da parte di soggetti che hanno costituito un centro di interessi in Casalgrande alto”. Benché “gli stessi siano stati richiamati al rispetto della comunione ecclesiale – continua la replica – gli animatori di tale realtà hanno pervicacemente rifiutato ogni contatto e, anzi, si confermano nella rottura con la Chiesa”. Sono pertanto attivate “le opportune procedure canoniche”, conclude la Diocesi.