Imprese, quasi 20mila metalmeccanici attendono il rinnovo del contratto

La Cgil chiederà aumenti, stabilizzazioni e smart working per quel che riguarda la parte integrativa

REGGIO EMILIA – Aumenti, stabilizzazioni e smart working. Li andrà a chiedere la Fiom-Cgil di Reggio Emilia nelle imprese in cui si apre la contrattazione per gli accordi aziendali, quelli che vanno a integrare e spesso migliorare il contratto nazionale. Quella che si sta per aprire è una stagione di ‘caccia grossa’ agli accordi: “E’ accaduto poche volte nella storia che così tanti metalmeccanici reggiani fossero contemporaneamente impegnati a rinnovare il contratto della propria azienda”, dice la Fiom.

L’emergenza sanitaria ha ritardato diversi rinnovi al 2022 facendo oggi coincidere tante trattative per cui circa un metalmeccanico su due è coinvolto nel rinnovo del proprio contratto integrativo. In Italia, ricorda la Fiom, i contratti aziendali garantiscono migliori condizioni ad un lavoratore su quattro, ma tra i metalmeccanici di Reggio Emilia la percentuale è il triplo e in questo momento 70 aziende metalmeccaniche hanno in corso il rinnovo del contratto interno, per circa 19.000 lavoratori.

“Senza il sostegno dei nostri iscritti non avremmo la rappresentatività e la forza per poter rivendicare e ottenere migliori condizioni”, spiegano le tute blue della Cgil reggiana. Le piattaforme rivendicative sono state presentate nei mesi scorsi su tutto il territorio provinciale, dall’Appennino al Po, in decine di aziende dai 25 dipendenti ai 1.300 addetti, e quasi ovunque in tutte le aziende con più di 100 addetti. Le richieste dei lavoratori sono diversificate, ma su tre temi la Fiom di Reggio e i suoi delegati stanno puntando soprattutto: appunto, aumentare il salario strutturale, “contro un’inflazione che divora il potere d’acquisto mentre i profitti crescono”; limitare la precarietà “contro l’idea che sia normale vivere una condizione di incertezza perenne che penalizza salute, reddito e costruzione di futuro”; e lo smart working.

“C’è un aspetto di cui forse la politica e in generale la cittadinanza non è a conoscenza- afferma Simone Vecchi, segretario provinciale Fiom- ed è che in questo momento si sta svolgendo una diffusa pratica democratica che ha pochi eguali perché le piattaforme sono state prima discusse in assemblea, poi elaborare e infine votate da decine di migliaia di lavoratori, e le trattative procedono in un confronto continuo con i lavoratori in assemblea”. E si dovrebbe prendere esempio da tutto questo: “Sfidiamo le forze politiche e sociali a mettere in campo lo stesso livello di confronto e democrazia diretta che la Cgil ha nel rapporto con i propri rappresentati- chiosa Vecchi-. senza l’intelligenza, l’impegno militante e la determinazione dei delegati di fabbrica e della struttura sindacale questa diffusione della contrattazione sarebbe un’utopia”.

Scendendo nel dettaglio dei tavoli si nota che riguardano le maggiori aziende reggiane (Interpump, Walvoil, Argo Tractors, il Emak, Smeg, Dieci, Vimi Fastener, Padana Tubi, Fives Oto, Immergas, Grasselli, ASK, Meta System, Lombardini Kohler, Danfoss, Dana, Crown e Trivium, Omso, Rcf, Alubel, Bertazzoni, Comer Industries, Bosch Rexroth). Le richieste sono di aumenti fissi in tutte le imprese, premi di risultato, percorsi di stabilizzazioni, riduzione di orario, formazione obbligatoria per contrastare la cultura sessista e le molestie sul luogo di lavoro.