Energia, i sindaci reggiani: “Rincari del 150%, ma gli aiuti valgono il 10%”

Sos dei primi cittadini: "Batosta anche per noi, servizi a rischio"

REGGIO EMILIA – I sindaci reggiani lanciano l’allarme sul boom delle bollette per i Comuni e gli enti locali. Sono in particolare 41 i primi cittadini della provincia che, con in testa il coordinatore provinciale dell’Anci Emanuele Cavallaro (sindaco di Rubiera), hanno preso carta e penna e esternato le loro preoccupazioni in una lettera al Governo. “L’aumento registrato e già fatturato nel primo trimestre di quest’anno – stando al nostro piccolo ma preciso osservatorio – per le forniture di gas ed energia elettrica segna un +150% sull’anno precedente”, sottolineano i sindaci, mentre il “soccorso” giunto dai fondi governativi copre appena il 10% del fabbisogno per attutire questi “maggiori, inevitabili ed imprevedibili costi”.

Sono “una batosta per le famiglie, per le imprese ma anche per i servizi pubblici che sono indispensabili a tutti i cittadini”, sottolinea Cavallaro. Che entrando nel merito spiega: “Stiamo parlando di un aumento delle bollette che vale 30-40 euro a cittadino, che servono a tenere accesa l’illuminazione pubblica, a riscaldare scuole, palestre, strutture sociosanitarie. Tutti servizi che non si possono certo chiudere e che anzi la legge prevede vadano garantiti, con una certa luce o una certa temperatura”. Pertanto “il prossimo inverno rischia di essere davvero ingestibile, nonostante gli sforzi fatti negli anni per l’efficientamento tra led e ammodernamenti degli impianti di riscaldamento”.

I Comuni, continua il coordinatore Anci, “non possono cambiare gestore, chiedere rateizzazioni, aumentare le tasse in corso d’anno. E del resto sarebbe proprio un paradosso, in un momento come questo in cui si cerca di difendere il potere d’acquisto delle famiglie”. E ancora: “Agli enti locali è stata data la possibilità di usare i risparmi messi da parte, ma bisogna averceli – dopo due anni di pandemia – ed in ogni caso si possono usare una volta sola”. Insomma “il rischio è di dover tagliare servizi pubblici essenziali in un momento particolarmente delicato per la società ed il mondo intero. Serve una risposta forte e tutelante nei confronti dei diritti dei cittadini”. Quanto agli amministratori “si sta tra l’incudine e il martello”, conclude Cavallaro.