Confiscati beni per 628mila euro a imprenditrice calabrese

Per indebite compensazioni di imposta: la donna è la moglie di un fiancheggiatore della cosca Grande Aracri

REGGIO EMILIA – Dal 2004 al 2008 non aveva versato all’Erario 628.237,65 euro, ed è stata condannata in via definitiva a due anni di reclusione per il reato tributario di indebita compensazione. Ora nei confronti della donna, un’imprenditrice 60enne nata a Cutro e moglie di un fiancheggiatore della cosca Grande Aracri appartenente alla famiglia Vetere, la Guardia di finanza di Reggio Emilia ha eseguito, dopo aver svolto delle indagini patrimoniali, un decreto di confisca definitiva emesso dalla Procura generale di Bologna.

In particolare, spiegano le Fiamme gialle, è stata disposta “la confisca per equivalente dei beni nella disponibilità della donna, consistenti in diversi asset patrimoniali, tra cui un fondo pensione e una villa di pregio a Reggio Emilia“. La 60enne, amministratrice di diritto di “una società che gestiva palestre (ora in fallimento) con unità locali disseminate fra le province di Reggio Emilia, Parma e Perugia”, è appunto nota per “essere la moglie di un fiancheggiatore della cosca Grande Aracri, emerso nell’ambito dell’inchiesta Aemilia per il cosiddetto ‘affare Sorbolo’ (la lottizzazione di un terreno nel Comune in provincia di Parma che ha portato alla costruzione di complessi immobiliari per un valore di oltre 20 milioni, ndr), dove compare fra i primi investitori del denaro impiegato, di fatto, dallo stesso Nicolino Grande Aracri”.

La donna non è stata condannata nel processo Aemilia, ma in un procedimento separato (fonte Dire).