Sesena: “Reggio non è una città per la pallavolo”

Il segretario provinciale della Cgil: "Continuo a vedere una dose di provincialismo davvero eccessiva in una fase storica in cui il progresso si misura anche da quanto sei capace di pensare in grande"

REGGIO EMILIA – “Reggio non è una città per la pallavolo. Da appassionato non posso che dolermene. Abbiamo prima lasciato morire, in una lenta agonia, la gloriosa pallavolo femminile ed ora non capitalizziamo la splendida impresa del Volley Tricolore Reggio Emilia per una questione di centimetri”.

Il post su Facebook è del segretario della Cgil, Cristian Sesena, appassionato di pallavolo che interviene sulla vicenda della pallacanestro maschile che ha dovuto rinunciare alla promozione in serie A perché il palazzetto dello sport di via Guasco, nonostante diverse ristrutturazioni costate, nell’arco di sei anni, circa 5 milioni di euro, non è a norma per giocare partite di pallavolo ad alto livello.

Ma Sesena rincara anche la dose e punta il dito su un’altra questione spinosa per lo sport reggiano: “Abbiamo dovuto vendere uno stadio faraonico al Sassuolo. Ora mandiamo in superlega chi non se lo è meritato. La pallavolo è uno sport bellissimo, non cruento, pulito dall’alta valenza formativa per i giovani. Senza attaccare quello o quell’altro io continuo a vedere una dose di provincialismo davvero eccessiva in una fase storica in cui il progresso si misura anche da quanto sei capace di pensare in grande e far sognare in grande, da quanto riesci a impostare il futuro e non solo reagire al presente”.

Il segretario della Cgil non accusa nessuno direttamente, ma è chiaro che la responsabilità di una situazione come questa ricade, in primis, sulla nostra amministrazione comunale e sulla giunta. Al problema della Pallavolo reggiana, bisogna anche aggiungere la questione della Pallacanestro reggiana costretta a giocare, negli ultimi due anni, a Bologna per i lavori, infiniti, al Palabigi. Fra l’altro i continui ritardi non garantiscono con certezza che si possa giocare a Reggio Emilia quando in autunno inizierà il campionato.

Inoltre c’è anche la questione della riqualificazione dei campi e degli spogliatoi di via Agosti, a Santa Croce. Anche qui, tra ritardi, promesse, mutui da stipulare e variazioni al bilancio comunale da fare, i granata sono stati costretti, per tutta la stagione, a migrare da una parte all’altra della città, per riuscire ad allenarsi, sempre in regime di precarietà. Difficile pensare che, per l’autunno, anche questo problema possa essere risolto.