“Saturno ha 80 lune”, festival Aperto: concerti, danza, spettacoli e film foto

Fondazione I Teatri, con Reggio Parma Festival, presenta la 14esima edizione che, dal 16 settembre al 19 novembre, porterà in due mesi 36 spettacoli, 49 repliche, 8 produzioni e coproduzioni, 6 prime nei Teatri Valli, Ariosto, Cavallerizza, Sala Verdi e Parco del Popolo

REGGIO EMILIA – Dal 16 settembre al 19 novembre 2022 a Reggio Emilia è di nuovo tempo di Festival Aperto: concerti, performance, film, coreografie, installazioni, spettacoli, proposti da Fondazione I Teatri con Reggio Parma Festival per leggere il presente, con uno sguardo al futuro.

36 spettacoli, 49 repliche, 8 tra produzioni e coproduzioni, 6 prime tra prime assolute e prime italiane. Questa quattordicesima edizione scruta il cielo e pensa: Saturno ha 80 lune. Non per trasformarsi in un bollettino astronomico, ma per evocare la tensione fra ciò che appare e ciò che si cela: occorre ricerca per vedere le lune oltre i dischi – l’apparenza è vera, ma mai abbastanza.

Vedere oltre è lo stesso impulso, cruccio e motivo d’essere del teatro, di questa complessa arte materiale, e delle persone che vi operano. Una ricerca di verità che attiva domande, a scandaglio della realtà.

Teatro Municipale Valli, Teatro Ariosto, Teatro Cavallerizza, Sala Verdi, Parco del Popolo i luoghi che accoglieranno musicisti, danzatori, circensi, performer, coreografi, artisti italiani e internazionali: si attiveranno nuove reti e collaborazioni, altre si rinnoveranno, mentre ci si continuerà a interrogare sulla contemporaneità, percorsa in lungo e in largo da mai soddisfatta curiosità per la sperimentazione e l’innovazione dei linguaggi delle arti dello spettacolo dal vivo.

Inaugurazione con Oumou Sangaré, del Mali, grande voce, autrice e star della musica africana, ambasciatrice Onu dei diritti sulle donne.

Le prime di danza. Torna il Nederlands Dans Theater 2, una delle più importanti compagnie di danza contemporanea del mondo, con tre coreografie di Marco Goecke, David Raymond & Tiffany Tregarthen e Nadav Zelner. In Mythologies Angelin Preljocaj  con Ballet Preljocaj e Ballet de L’Opera National di Bordeaux lavorerà con le musiche di Thomas Bangalter, ex Daft Punk. Musica barocca e danza contemporanea si combinano nella nuova produzione con musica dal vivo della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, che, in collaborazione con l’Orchestra La Toscanini di Parma, presenta due coreografi dal Canada e da Cuba: Danièle Desnoyers e Norge Cedeño Raffo; la nuova creazione di Cristiana Morganti è un racconto tragicomico, poetico e autobiografico che parte dal quotidiano per sollevare lo sguardo verso un nuovo inizio.

La musica. Dopo la già citata inaugurazione fra Africa e blues di Oumou Sangaré, diversi progetti musicali come tanti Saturni, appaiono essere qualcosa, e lo sono! Ma si rivelano anche qualcos’altro, sempre un passo avanti o di lato all’ovvio.

Le novità: commissioni, coproduzioni, prime. La nuova opera-cabaret Pierrot REDUX di Massimiliano Viel, con la regìa di Filippo Andreatta, elabora la maschera già adottata in senso espressionista da Schoenberg: viene gettata nel caos del XXI secolo, ma il suo sgomento porterà a nuove inaspettate prospettive…

Dull Catastrophes and Love Songs di Andrea Agostini, nuovo ciclo di canzoni a serata intera, costruite con ingredienti rock e i ritrovati della ricerca più avvertita. In Bibilolo, la musica di Marc Monnet è trasformata da Arno Fabre in un teatro d’oggetti, in un’opera da camera senza attori né cantanti. L’eclettico progetto Nuovomondo Symphonies del duo Giovanni Mancuso / Debora Petrina crea una civiltà fantastica con immagini, suoni e voci. Per il classico del cinema muto Nosferatu di Murnau, Filippo Perocco ha scritto la musica dal vivo “come un viaggio onirico”.

A 100 anni dalla nascita, Pasolini è dedicatario della cantata In nomine PPP di Stefano Gervasoni per 8 voci e 16 strumenti, con video di Paolo Pachini girato in luoghi pasoliniani (Phace Ensemble Wien, Nacho De Paz).

Gli omaggi: a Iannis Xenakis, un altro centenario, con Persephassa per 6 percussionisti en plein air disposti intorno al pubblico (ZAUM_percussion); a Olivier Messiaen, con il completamento, a 30 anni dalla morte, dell’integrale pianistica mai realizzata prima in Italia (Ciro Longobardi). Di Sylvano Bussotti e Paolo Castaldi, grandi maestri anticonvenzionali scomparsi l’anno scorso, due ritratti: rispettivamente Apology, con Bussotti anche in veste di cineasta (Tempo Reale) e Sunday Morning sagace pezzo per non-strumenti (Sentieri Selvaggi). Il concerto con Pierrot Lunaire di Schoenberg (Cristina Zavalloni, Marco Angius, MDI), oltre a omaggiare il padre della modernità, si connette all’opera di Viel che ha ispirato.

Le lune insospettate del jazz: dove il linguaggio per antonomasia dell’improvvisazione guarda ad altre idee e pratiche musicali: l’opera lirica con cantanti e orchestra in Windward Passages di Dave Burrel; la musica e lo strumentario mediorientale e indiano nella Rivers of Sound Orchestra di Amir ElSaffar; la musica sarda innestata al mondo percussivo afroamericano in Giornale di Bordo; il funk e il free nella fusion spigolosa di Julian Lage e il suo trio.

Infine, in condivisione con la stagione di Concerti de I Teatri, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, con musiche di Stravinskij, Shostakovich, Filidei.

Difendere la diversità e l’indipendenza delle espressioni artistiche: accogliere e proteggere le fragilità: porre attenzione all’inclusione e ai temi dello sviluppo sostenibile: vanno in questa direzione molti degli appuntamenti di Aperto.

Il cult Gardenia 10 years later di Alain Platel e les ballets C de la B riporta in scena un gruppo di vecchi artisti, che navigano nella zona del crepuscolo tra l’essere maschio e l’essere femmina. Gregory Maqoma, attingendo alla tradizione Xhosa, alla danza contemporanea riflette sulla storia del Sudafrica e delle sue tradizioni musicali, comprendendo le urgenti questioni globali di confini, migrazioni e identità. Ancora Sudafrica in Via Katlehong Dance, che prende il nome dal sobborgo di Johannesburg in cui affonda le radici la cultura di protesta pantsula. Annie Hanauer, in qualità di donna e di artista con disabilità, con A space for all our tomorrows si sofferma sulle idee storiche e contemporanee di utopia, mentre diventa simbolo di resilienza nell’assolo Eden di Rachid Ouramdane; Martin Zimmermann continua a perseguire il suo interesse per le figure umane che fisicamente, socialmente ed esistenzialmente si trovano ai margini della società, TanzMainz presenta Soul Chain, di Sharon Eyal, connubio contemporaneo e accattivante tra danza e musica elettronica, infine danza e concerto si incontrano in Into the Open dei Voetvolk, dove  sette performer si immergono nel groove e condividono l’energia della musica, spronandosi a vicenda su ritmi del krautrock (o rock cosmico) del 2022.

Come sempre il festival rivolge il proprio sguardo sui giovani: da Marco D’Agostin ad Adriano Bolognino, a Direction Under 30 (in collaborazione con il Teatro Sociale di Gualtieri). Ritorna, dopo uno stop causa Covid l’anno passato, La Tempesta di William Shakespeare, nella traduzione e adattamento di Alessandro Serra.

Tra danza, teatro e nuovo circo. Si conferma e si rafforza la collaborazione con il Festival Dinamico: l’apertura di Aperto (16, 17 e 18 settembre) coincide con la chiusura del Dinamico, in una sorta di ponte “Dinamico Aperto” che porterà una serie di spettacoli “tout public”: da Pelat di Joan Català, a Huitiem Jour di La Mob à Sisyphe a Bibilolo (Arno Fabre e Marc Monnet). La settimana successiva la “poesia in movimento” del pluripremiato duo franco catalano Baro d’evel.