Maxi appalto di mascherine, truffata l’Ausl: sei denunce foto

Indagati un imprenditore trentino, uno reggiano e due dirigenti dell’Ausl di Reggio Emilia, accusati, insieme a due imprenditori stranieri, di corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti

REGGIO EMILIA – Operazione “The mask”: sequestri in corso per corruzione, fatture false e truffa ai danni dell’Ausl di Reggio Emilia per un maxi appalto di mascherine. Corruzione, truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, le accuse ipotizzate a vario titolo dalla Procura Reggiana. A finire nel registro degli indagati dei pm Iacopo Berardi e Marco Marano, sono Pietro Ragni (ex risk manager dell’Ausl locale, ora in pensione e vicepresidente dell’Ordine dei Medici reggiano), Giovanni Morini (ingegnere responsabile del servizio prevenzione e protezione della stessa Ausl), l’imprenditore
trentino Paolo Paris, l’imprenditore Lorenzo Scarfone residente nel Reggiano e due imprenditori stranieri (un francese e uno spagnolo).

La procura di Reggio aveva chiesto gli arresti per i tre imprenditori, ma il Gip Andrea Rat non li ha concessi. Il pm  ha fatto appello contro questa decisione. I fatti contestati sono relativi agli appalti per la fornitura di mascherine chirurgiche e Dpi, per un valore di 5 milioni e 670mila euro, in relazione ai quali la Procura di Reggio Emilia aveva già sequestrato nel marzo 2021 ben 2,2 milioni di mascherine.

Le indagini, condotte dai finanzieri del gruppo e del nucleo di polizia economico finanziaria di Reggio Emilia, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, sono partite da un’autonoma attività degli investigatori, che nel marzo 2020, in piena pandemia, avevano focalizzato la loro attenzione sulla repentina crescita di fatturato di una ditta individuale di Trento, collegata ad un maxi-appalto per la fornitura di mascherine bandito dall’Ausl di Reggio Emilia (del valore di 5.670.000 euro per la fornitura di 5 milioni tra mascherine chirurgiche ed FFp2).

L’inchiesta ha portato alla luce quello che gli inquirenti definiscono “un elaborato sistema illecito a danno dell’Ausl di Reggio Emilia, grazie all’instaurarsi di un rapporto corruttivo tra un dirigente dell’ente, un altro dirigente dello stesso ed alcuni imprenditori (italiani e stranieri) riscopertisi attivi nel settore del commercio di dispositivi medici”.

L’accordo tra il dirigente ed i diversi imprenditori, tra i quali quelli coinvolti nell’odierna operazione, avrebbe consentito loro di aggiudicarsi in via diretta l’ingente commessa, mentre la collaborazione di un altro dirigente (indagato in concorso con gli imprenditori per truffa e frode nelle pubbliche forniture) avrebbe consentito loro di fornire materiali non conformi e non adeguati all’uso medico previsto (come peraltro stabilito dalle perizie disposte dalla Procura reggiana).

Le indagini hanno consentito anche di individuare e sequestrare quella che sarebbe stata la merce di scambio della corruzione del pubblico dipendente, una bici elettrica, che sarebbe stata regalata da Paris a Ragni, “nonché di individuare le ulteriori promesse corruttive consistenti in accordi per la collaborazione in attività imprenditoriali con il pubblico dipendente ormai prossimo alla pensione”. Inoltre, attraverso l’analisi dei flussi finanziari e della documentazione contabile delle società coinvolte, sarebbero emerse emissioni ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per 600mila euro, volte non solo ad occultare i denari oggetto della frode ma, anche, all’ulteriore abbattimento delle imposte dovute.

In questo momento sono in corso i sequestri disposti dal Gip del provento dei reati di emissione ed utilizzo di fatture false pari a 320mila e 973 euro, della bicicletta oggetto della corruzione, nonché degli oltre 2,2 milioni dispositivi ancora custoditi nei magazzini dell’Ausl di Reggio Emilia.

Il plauso del prefetto
“Questo risultato – ha evidenziato il prefetto – è emblematico della capacità delle Fiamme Gialle di lavorare su più fronti: proprio durante la fase più critica della pandemia, infatti, mentre erano a lavoro per il controllo del territorio per assicurare il rispetto della normativa introdotta per il contenimento della diffusione del contagio da COVID-19 e per l’accertamento delle specifiche misure per lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive industriali e commerciali delle Aziende autorizzate alla prosecuzione dell’operatività, i militari della Guardia di Finanza hanno condotto una brillante attività d’intelligence, che testimonia l’attento e capillare impegno svolto sul territorio”.

L’intervento dell’Ausl
In merito all’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia, denominata “The mask”, la direzione dell’Azienda USL di Reggio Emilia precisa “che sarà parte lesa,  se verrà confermato che le mascherine acquistate nel marzo 2020 e attualmente sequestrate, non dovessero risultare idonee all’uso. Relativamente ai dipendenti coinvolti, l’Azienda ha avviato un procedimento disciplinare in attesa di conoscere i risultati dell’inchiesta”.