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Mafie, Grimilde: nell’abbreviato dell’appello confermata esistenza cosca

Tra sconti pena e assoluzioni: a Caruso 8 anni rispetto ai 20 del primo grado

REGGIO EMILIA – Conferma della presenza dell’associazione mafiosa, anche a fronte di alcune riduzioni di pena e assoluzioni. E’ quanto emerge dalla sentenza del processo di appello contro la ‘ndrangheta “Grimilde”, per i 40 imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Al centro del procedimento, definito in primo grado a ottobre del 2020, le infiltrazioni della cosca legata alla famiglia Grande Aracri a Brescello (Reggio Emilia), unico Comune emiliano-romagnolo sciolto per mafia. Nel dettaglio, i giudici della quinta sezione penale hanno rideterminato la condanna per Giuseppe Caruso, ex presidente del Consiglio comunale di Piacenza ed esponente di FdI, che avrebbe agevolato la consorteria nel suo ruolo di funzionario dell’Agenzia delle Dogane.

La pena per lui è passata da 20 anni a 12 anni e 2 mesi complessivi per i reati contestati. Per Salvatore Grande Aracri (detto “il calamaro”) uno dei figli del boss Francesco (che affronta con l’altro figlio Paolo il rito ordinario a Reggio Emilia), la condanna passa da 20 anni a 14 anni e quattro mesi. Per Salvatore, nipote del capo di Cutro Nicolino Grande Aracri risulta esclusa aggravante di aver agevolato l’associazione e viene revocata la confisca di alcuni beni immobili, come le villette di via Breda Vignazzi a Brescello. I giudici hanno poi disposto la trasmissione degli atti alla Procura per alcuni imputati, in particolare per tre, in relazione al reato di associazione mafiosa, tra cui Rosita Grande Aracri, la cui pena è stata rideterminata in due anni, con uno “sconto” di 4 mesi.

La Corte di Appello, dice la procuratrice generale reggente Lucia Musti, che ha sostenuto l’accusa insieme alla pm della Dda Beatrice Ronchi “ha ribadito l’esistenza e l’operatività della ‘ndrangheta nel territorio emiliano, con conferma per tutti gli imputati (cui era contestato) del delitto di associazione mafiosa”. Si registrano “altresì- prosegue- talune assoluzioni per posizioni minori, anche in relazione alla esclusione dell’aggravante mafiosa, che ha comportato la dichiarazione di prescrizione dei reati”. La Pg evidenzia poi come “è stato inoltre riconosciuto un complesso reato di truffa con ingente danno nei confronti dello Stato, il cosiddetto Affare Oppido, corale espressione della consorteria mafiosa”.

Sull’affare “Riso Roncaia”, invece, ci sono state assoluzioni che, per Musti “appaiono il frutto di una diversa lettura della Corte con riguardo alle persone offese per le quali, dalla lettura del dispositivo, parrebbe ipotizzarsi una partecipazione alla associazione mafiosa”. La Procura generale, quindi “attende rispettosamente la motivazione della Corte e prenderà atto delle future determinazioni della direzione distrettuale Antimafia”. Tra gli assolti- 10 in tutto- anche Nicolino Grande Aracri (che in questo processo aveva una posizione minore) e il commercialista Donato Clausi.