“Spese pazze” in Regione, assolto l’ex consigliere reggiano Barbieri

La Corte d'Appello di Bologna ha invece condannato a 4 anni e 5 mesi per peculato l'ex capogruppo Pd, Marco Monari

REGGIO EMILIA – Quattro anni e cinque mesi. È la pena inflitta in appello dalla Corte di Bologna all’ex capogruppo del Pd in Regione Emilia-Romagna Marco Monari, imputato per peculato per le spese messe a rimborso del gruppo consiliare.
Monari, che venne coinvolto nell’inchiesta di Procura e Guardia di Finanza che riguardò tutti i gruppi politici negli anni scorsi, era stato condannato a quattro anni e quattro mesi in primo grado, a dicembre 2017, per i rimborsi percepiti tra il 2010 e il 2011, mentre altri 12 consiglieri dem furono assolti quel giorno.

Lo stesso patteggiò poi un anno per le spese della legislatura precedente e in appello i giudici, pur assolvendolo per alcune voci di spesa, hanno unificato le pene e rideterminato quella complessiva in quattro anni e cinque mesi, come chiesto dalla sostituta Pg Antonella Scandellari, che fu anche la pm che coordinò le indagini insieme alla collega pm Morena Plazzi.

Oltre a Monari, la Corte di appello di Bologna ha confermato due assoluzioni, quelle degli ex consiglieri regionali dem Anna Pariani e Marco Barbieri. Per i due la Procura di Bologna aveva fatto appello contro l’assoluzione decisa dal Gup in primo grado, il 13 novembre 2015, quando era stato assolto con loro anche l’allora consigliere Pd e ora parlamentare di Azione, Matteo Richetti. La posizione di Barbieri e Pariani era stata riunita in appello a quella di Monari e la Corte di appello ha deciso di confermare le due assoluzioni: Barbieri era difeso dagli avvocati Salvatore Tesoriero e Alessandro Gamberini, Pariani dall’avvocato Paolo Trombetti.

“Tutti i consiglieri regionali del Pd sottoposti al controllo di legalità, eccetto Monari, sono stati assolti”, ha detto l’avvocato Tesoriero che difendeva anche alcuni dei consiglieri che optarono per il dibattimento: in 12, tranne Monari, furono assolti a dicembre 2017. “Questo dimostra – prosegue l’avvocato – la non esistenza di un’attività predatoria di sistema da parte dei consiglieri del gruppo”.