Scuola, alla “Dalla Chiesa” il premio nazionale per la legalità foto

Nei mesi scorsi l'istituto era stato preso di mira da una baby gang

REGGIO EMILIA – La scuola bersaglio della baby gang del quartiere si riscatta diventando un simbolo di legalità. E vince pure un premio nazionale. Succede alla “Dalla Chiesa” di Reggio Emilia, dove nel dicembre dell’anno scorso più volte sono stati appicati degli incendi ai cassonetti dei rifiuti nel cortile dell’istituto. Lo scorso febbraio, invece, un estintore lanciato dall’alto ha solo per fortuna mancato gli studenti che si trovavano fuori per la ricreazione. Per questi fatti sono stati denunciati al Tribunale dei minori di Bologna due ragazzi di meno di 14 anni, presunti membri di una banda che si sarebbe resa responsabile anche di risse e episodi di bullismo nei confronti di coetanei.

Non a caso, dunque, la scuola media reggiana è stata oggi al centro di una giornata organizzata dal tavolo interistituzionale contro la devianza giovanile, fortemente voluto dal Prefetto Iolanda Rolli, che ha coniugato sport divertimento e incontri con le istituzioni sui temi della convivenza civile e dei rischi- anche penali- derivanti dall’uso di sostanze. Con l’occasione il questore Giuseppe Ferrari ha poi consegnato ai ragazzi della terza D il premio del concorso “PretenDiamo Legalità”, iniziativa lanciata nei mesi scorsi dal dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno e del ministero dell’Istruzione.

A vincere è stato in particolare il brano trap intitolato “La mia vita”, composto da Ahmed, un ragazzo di origine egiziana che da tempo vive nella città del Tricolore e frequenta la Dalla Chiesa. Tra “questi giovani – dice il questore – i valori della legalità sono molto sentiti e l’elaborato realizzato fa davvero riflettere, quindi per noi è motivo di soddisfazione”. Sugli episodi di microcriminalità registrati nei mesi scorsi Ferrari aggiunge: “Noi interveniamo su tutte le scuole e nei confronti di tutti i ragazzi, ma soprattutto con la prevenzione e non necessariamente in forma repressiva. Attenzioniamo la realtà giovanile e l’evento di oggi vuole dimostrare la vicinanza a questo mondo che ci sta a cuore”.

I ragazzi, aggiunge la dirigente scolastica Teresa Pullia, “hanno condotto delle riflessioni attente guidati dai docenti per dare un senso a quello che è accaduto fuori dalla scuola. Ma quegli avvennimenti non sono i connotati di questa scuola, sono delle linee che provengono dall’adolescenza di oggi che non fanno altro che chiamare, noi le isitutizioni e le famiglie ad un intervento”. I “ragazzi – aggiunge la preside – chiedono aiuto e di essere guidati perché si sentono smarriti e in questo la pandemia che hanno vissuto non li ha certo aiutati”.