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Migranti, accoglienza revocata a Reggio: il Viminale difende la prefettura

Il sottosegretario Scalfarotto: "Atti dovuti, ma prevista rete con alloggi Cas sfitti"

REGGIO EMILIA – Nicola Fratoianni riaccende i fari sulle revoche delle misure di accoglienza (162 provvedimenti tra agosto e dicembre 2021) disposte dalla Prefettura di Reggio Emilia per i richiedenti asilo che, avendo suoperato la soglia del reddito minimo di sussistenza, ne hanno perso i requisiti. In un’interrogazione il deputato di Sinistra italiana mette in particolare l’accento sul disagio abitativo in cui versano ora i migranti, che hanno dovuto lasciare i loro alloggi nei centri di accoglienza straordinaria.

“La Prefettura di Reggio Emilia non ha avuto esitazioni nel mettere alla porta chi ha deciso di costruirsi una vita in quella città, creando le premesse per nuove povertà abitative”, dice Fratoinanni, secondo cui invece “il richiedente asilo dovrebbe poter uscire dal progetto di accoglienza solo nel momento in cui gli sia possibile avere una sistemazione abitativa adeguata e sicura e la limitazione delle misure assistenziali dovrebbe essere graduale”.

Come già evidenziato dal prefetto di Reggio Iolanda Rolli anche il sottosegretario di Stato per l’Interno Ivan Scalfarotto puntualizza che le revoche si configurano a norma di legge come “atti dovuti”. Ma “va anche evidenziato che la Prefettura di Reggio Emilia, consapevole delle criticità alloggiative che i provvedimenti in questione avrebbero comportato sui destinatari, ha manifestato agli enti gestori la possibilità di utilizzare gli appartamenti formalmente adibiti a Cas, ma attualmente non occupati, per accogliere – ovviamente senza oneri a carico dell’erario – i richiedenti asilo le cui misure di accoglienza sarebbero state revocate”. Di questo si è parlato in una specifica riunione il 7 ottobre dell’anno scorso.

Inoltre, continua Scalfarotto nella risposta scritta agli atti della Camera e visionata dalla ‘Dire’, “il presidente della Provincia e il sindaco hanno manifestato la propria disponibilità a individuare percorsi alternativi per i richiedenti asilo che, pur avendo un reddito superiore a quello necessario per rimanere nel progetto di accoglienza, dovessero rappresentare difficoltà ad autosostenersi”. Per Scalfarotto, quindi, “la Prefettura di Reggio Emilia ha cercato di contemperare la necessità di contenere gli effetti che l’attività intrapresa avrebbe avuto, con l’indifferibile esigenza di esercitare a pieno la propria funzione di monitoraggio e controllo dei Cas, in un settore in cui vengono in rilievo importanti profili di responsabilità erariale, viste le ingenti risorse pubbliche erogate”.