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“Un’occupazione lunga un anno”, la mostra sulle Reggiane

L'inaugurazione con il segretario nazionale Maurizio Landini sabato 23 aprile, alle 16.30, al Capannone 18, dove una volta si assemblavano i telai ferroviari

REGGIO EMILIA – Sarà inaugurata il prossimo 23 aprile la mostra fotografica ideata e prodotta dalla Cgil di Reggio Emilia “Un tocco di classe. L’occupazione delle Reggiane 1950-51” dedicata, come suggerisce il titolo, alla storia dell’occupazione delle Officine Meccaniche Reggiane di Reggio Emilia. Un’occupazione durata un anno tra l’ottobre del 1950 e l’ottobre 1951, la più lunga della storia d’Italia.

La mostra sarà inaugurata alle 16.30 al capannone 18 dell’area Reggiane. All’evento inaugurale interverranno Maurizio Landini, segretario generale CGIL, Valerio Bondi, segreteria Cgil Reggio Emilia, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e Luca Baldissara, storico e professore dell’Università di Pisa. Seguirà la performance musicale di Max Collini e Jucca Reverberi. Ingresso libero. Per info e programma www.cgilreggioemilia.it www.spaziogerra.it.

Si compone di circa 100 fotografie originali dell’epoca, e sarà ospitata negli spazi del Capannone 18 dell’area Reggiane oggetto di ristrutturazione negli anni scorsi ( si tratta dell’ex capannone di assemblaggio telai del settore ferroviario), riportando la storia di quel conflitto nella sua “naturale dimensione”.

Oltre ad offrire una cronologia degli eventi, la mostra, che organizza un insieme di materiali estremamente eterogeneo, originale e di qualità sia estetica sia contenutistica in senso storico-documentale, si compone di quattro sotto-aree tematiche che riguardano:

  • Il lavoro – l’autogestione produttiva, l’idea di riconversione della fabbrica contro la dismissione delle attività e i licenziamenti, l’idea del controllo diretto degli operai e dei tecnici sulla produzione, rappresentata dal trattore R60 che venne ideato e realizzato dai lavoratori durante l’occupazione;
  • I conflitti e la costruzione della comunità operaia di lotta;
  • La solidarietà che accompagnò quella durissima vicenda di resistenza sociale – la solidarietà alimentare e delle categorie produttive che contribuirono a sostenere economicamente lo scontro, quella degli intellettuali verso le maestranze nella fase di generalizzazione del conflitto e quella tra movimento operaio e movimento bracciantile, tra città e campagna, per citare gli esempi più rilevanti
  • Le biografie: tredici biografie di protagonisti che rappresentano il lascito di quella lotta nella costruzione del “modello reggiano” negli anni sessanta e settanta.

Il percorso espositivo viene completato da audio-narrazioni e da materiali documentali, sia originali dell’epoca (in gran parte i fogli e i bollettini di lotta stampati durante la vertenza) sia realizzati per l’occasione, che supportano e accompagnano il visitatore in un viaggio nel tempo attraverso le fasi di quella lotta.

La mostra, le cui foto sono state reperite dai fondi di quattro archivi storici (Archivio storico Cgil Nazionale, Archivio storico Camera del Lavoro Reggio Emilia, Fototeca Panizzi, Archivio Istoreco), rappresenta, inoltre, un omaggio ad un’esperienza di fotografia militante, quella del Gruppo Artigiani Fotografi (GAF) di Reggio Emilia.

Spiega Valerio Bondi, della segreteria Cgil Reggio Emilia, che ha ideato e curato la mostra: “I conflitti sociali portati avanti dalla classe operaia delle Reggiane sono il grande filo rosso che collega il piano locale alla “grande storia” del nostro Paese. Motivo per cui ci sembrava essenziale che negli spazi delle ex officine fosse rappresentata questa dimensione e questa memoria, perché chi attraversa quei luoghi, oggi ricondotti a nuove funzioni, possa conoscerla e sia portato a misurarcisi. Abbiamo scelto la vicenda del ’50-’51 per due diversi motivi: il primo è legato alla volontà di valorizzare un materiale straordinario dal punto di vista visivo e storico, straordinario come la vicenda che racconta. Il secondo perché da quello scontro, la “restaurazione capitalistica” dei primi anni ‘50 e le lotte che la contrastarono, emergono alcuni dei tratti caratteristici e delle storture del “modello Italia” con le quali si dovranno fare i conti per lunghissimo tempo. Allo stesso tempo in quella fase maturano alcuni aspetti che caratterizzeranno il modello reggiano – sociale ed amministrativo – dei successivi vent’anni: un patrimonio di idee, valori e pratiche sui quali crediamo andrebbe aperta una riflessione vera che potrebbe aiutare a progettare un futuro non omologato della nostra città”.

Afferma il sindaco Luca Vecchi: “Questa mostra offre ai reggiani, soprattutto ai più giovani, l’occasione di conoscere un pezzo di storia fondamentale della loro grande fabbrica. L’occupazione fu infatti molto di più di un’azione per vedere riconosciuti dei diritti, primo fra tutti quello al lavoro. Quei mesi resero percepibile a tutti che la comunità di operai era la spina dorsale delle Reggiane, capace di fare impresa e innovazione, di realizzare prodotti all’avanguardia. I segni di quell’esperienza sono visibili anche oggi, nell’eccellenza del sistema produttivo della nostra città e della nostra provincia: non è infatti eccessivo sostenere che il “saper fare” delle aziende locali, grandi e piccole indistintamente ma apprezzate in tutto il mondo, deve a quel momento una sorta di debito culturale e di impegno fattivo e corale, nel coniugare progresso e benessere, cultura del lavoro e del fare assieme”.

Sottolinea Luca Torri, amministratore delegato Stu Reggiane: “Le Officine Reggiane hanno una storia ricchissima che in gran parte deve essere ancora raccontata. Una storia che impone di essere trattata con grande senso di responsabilità e consapevolezza. In questo luogo infatti è nata la produzione industriale della città, l’innovazione, lo sviluppo economico. È stato il luogo delle lotte sindacali, dei fallimenti ma anche della rinascita e del successo. Ma, più di tutto, questo è il luogo che rappresenta il lavoro. Siamo convinti che la mostra possa fornire alla città uno spaccato della vita vissuta nella fabbrica e che restituisca, utilizzando il linguaggio artistico/espositivo, la memoria di uno dei momenti più importanti della vita delle Reggiane. Memoria che riteniamo fondamentale per lo sviluppo e la nuova vita delle Reggiane”.

locandina

Questa mostra, inserita anche nel Circuito Off di Fotografia Europea, si configura altresì come occasione di contaminazione con artisti contemporanei. Simone Ferrarini, del Collettivo FX, realizzerà due opere di street art di grandi dimensioni proponendo al visitatore una chiave di lettura contemporanea dei contenuti dell’esposizione. Mentre Massimo Zamboni, musicista, fondatore dei CCCP poi CSI e scrittore, presterà la propria voce leggendo alcuni testi tratti dal “Diario dell’occupazione di Bleki”, stralci di comizi tenuti durante l’anno di lotta e brani tratti dai quotidiani dell’epoca e dal bollettino interno alla fabbrica. Ad ognuna delle 15 immagini che scandiscono l’anno di occupazione infatti corrispondono appositi QRCode attraverso cui ascoltare i brevi audio-racconti.

Sono previsti, infine, lungo il periodo espositivo che terminerà il 31 ottobre, una serie di iniziative collaterali in via di definizione che si svolgeranno all’interno della mostra o la riguarderanno.Tra queste sono già in programma la messa in scena dello spettacolo della compagnia teatrale MaMiMo “Officine Reggiane. Il sogno di volare”; la realizzazione di un progetto audio sull’occupazione artistica delle Reggiane a cura delle blogger Travel On Art e la realizzazione di una striscia a fumetti ambientata nel 1950-51 ad opera dei fumettisti Matteo Casali e Tommaso Ronda.