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Ucraina, Amico: “Siamo qui per testimoniare un desiderio di pace”

Il consigliere regionale di Coraggiosa è a Leopoli con la Carovana di Stop the war: "La tensione è palpabile. Mentre andavo in stazione è suonato l’allarme e ci siamo dovuti mettere al riparo"

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REGGIO EMILIA – “Siamo qui per testimoniare un desiderio di pace. Credo che lo spazio per i movimenti non violenti e pacifisti sia da mantenere. La tensione è palpabile. Mentre andavo in stazione è suonato l’allarme e ci siamo dovuti mettere al riparo”.

Il consigliere regionale di Coraggiosa, Federico Amico, è in queste ore in Ucraina, a Leopoli, con la carovana “Stop the War – Facciamo la Pace”, ispirata dall’Associazione Giovanni XXIII, insieme con una trentina di altre organizzazioni, tra cui Arci, AOI, Rete Italiana Pace e Disarmo, Cgil, Focsiv, Mediterranea, Movimento Nonviolento, Libera, Pax Christi, Fairwatch e altre. E’ una missione umanitaria e pacifista che distribuirà i materiali raccolti e porterà in Italia diverse decine di sfollati e persone fragili, tra cui minori disabili e malati oncologici.

Com’è stato il viaggio?
Sono partito giovedì sera da Reggio e poi ho raggiunto gli altri a Gorizia. Da lì siamo arrivati fino al confine polacco e poi, stamattina, siamo entrati in Ucraina e siamo arrivati a Leopoli. Si tratta di un convoglio piuttosto nutrito organizzato dalle ong e dall’associazione Papa Giovanni XXIII con 70 mezzi e 200 persone fra volontari e attivisti.

Cosa trasportate?
Abbiamo portato beni di prima necessità dal cibo ai medicinali e poi l’obiettivo è di portare indietro quante più persone possibile: speriamo circa 200.

Come è la situazione a Leopoli?
Abbastanza tranquilla. E’ praticamente intatta. E’ il punto d’arrivo dei beni che arrivano dall’Europa e di quelli che fuggono dalle zone di conflitto. Non è semplice, purtroppo, farle uscire, perché ci sono tutte una serie di restrizioni. Alcuni non hanno gli strumenti per farlo e altri, tipo gli adulti fra i 18 e i 60 anni, non possono uscire perché devono andare a combattere. Poi ci vogliono i contatti giusti per fare l’accoglienza una volta che li porti in Italia.

Siete lì per aiutare, ma anche per testimoniare un desiderio di pace
La nostra è un’iniziativa non violenta e improntata alla pace per stimolare, attraverso la società civile, una discussione che sia pacifica e che non veda solo la soluzione delle armi da mettere in campo. Credo che lo spazio per i movimenti non violenti e pacifisti sia da mantenere.

Cosa pensa dell’invio di armi agli ucraini, tema su cui molto si è dibattuto in Italia?
Più che sull’invio di armi, io sono molto critico sull’aumento delle spese militari in Italia. La mia preoccupazione è che questo determini un riarmo complessivo e porti a una mancanza di ponderatezza rispetto a quello che fanno gli Stati e impedisca di impostare un altro tipo di discussione. Poi è ovvio che, quando hai come controparte un soggetto come Putin e il governo russo, che sono da distinguere dalla popolazione russa, diventa tutto molto più complesso. Credo che l’iniziativa di questi tre giorni serva per tenere aperte altre opzioni oltre alla guerra e, soprattutto, sia utile per sostenere una vicinanza alle persone che sono colpite dalla guerra.

C’è qualcosa che l’ha particolarmente colpita, finora, in questo viaggio?
I volti delle persone che ho visto in stazione, donne e bambini, che sono molto provati. La tensione è palpabile. Mentre andavo in stazione è suonato l’allarme e ci siamo dovuti mettere al riparo. Ci sono persone che arrivano da Mariupol per fuggire, con delle buste in mano, scappate di corsa dalle loro case dalle zone di guerra. La guerra è terribile e, in particolare, sta colpendo i pezzi più deboli della società. Dobbiamo portare via le persone che hanno delle fragilità e che non sono in grado di trovare ricovero e opportunità di uscita dal paese.

Domani tornerete in Italia
Sì, domani mattina prendiamo le persone e le carichiamo. Faremo il viaggio con loro e conoscerò le loro storie: la parte più impegnativa, dal punto di vista emotivo, sarà quella.

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