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Ex Reggiane, apre la mostra sull’epopea dell’occupazione

Domani nel capannone 18 l'inaugurazione con Maurizio Landini

REGGIO EMILIA – Ospitano aziende innovative e simboleggiano lo sguardo al futuro della città. Ma da domani e per i prossimi sei mesi le ex Officine Reggiane di Reggio Emilia aprono una finestra sul proprio passato e offrono un viaggio nell’occupazione più lunga d’Italia di una fabbrica, che si svolse lì dall’ottobre del 1950 a quello dell’anno successivo contro il licenziamento di 2.900 tra operai e allievi.

Nel corridoio centrale del capannone 18 – lungo quasi 200 metri e largo 40- apre infatti alle 16.30 (alla presenza tra gli ospiti del segretario generale della Cgil nazionale Maurizio Landini) la mostra “Un tocco di classe”, che affronta il tema finora inedito del conflitto sociale nell’azienda, divampato prima della sua chiusura. I 368 giorni di occupazione, terminata con Giuseppe Di Vittorio a guidare il corteo finale di uscita dalla fabbrica con tre trattori e migliaia di operai al seguito, hanno infatti un epilogo amaro: la riassunzione di soltanto 700 lavoratori su quasi 5.000, con la liquidazione coatta dell’azienda che solo pochi anni prima era stata cruciale nell’ambito della produzione bellica.

Il progetto è curato dalla Camera del lavoro di Reggio Emilia in collaborazione con il Comune, Stu Reggiane (società che si occupa della riqualificazione dell’area) e spazio Gerra, che ha curato l’allestimento per conto dell’amministrazione. Negli spazi dove si assemblavano i telai del settore ferroviario sono in esposizione 103 fotografie più una quindicina di documenti storici (in gran parte i fogli e i bollettini di lotta stampati durante l’occupazione) provenienti dall’ Archivio storico della Cgil Nazionale, quello della Camera del Lavoro Reggio Emilia, dalla Fototeca Panizzi e dall’istituto reggiano di storia della Resistenza (Istoreco).

Tutte le foto sono corredate da Qr code che attivano audio narrazioni con la voce di Massimo Zamboni (ex Cccp) che leggerà alcuni testi dal “Diario dell’occupazione di Bleki”. Completano la mostra due opere di street art di Simone Ferrarini del Collettivo FX e le biografie di 13 personaggi che, dopo aver giocato ruoli cruciali nell’occupazione, hanno influenzato a giudizio dei curatori la vita di Reggio nei decenni successivi degli anni 60 e 70. Organizzata in ordine cronologico, la mostra si compone poi di tre sezioni. La prima, dedicata propriamente al lavoro, documenta l’autogestione produttiva e l’idea di riconversione della fabbrica che portò alla realizzazione del trattore R60. Le altre due testimoniano invece una gli scioperi, i conflitti e le attività di organizzazione del comitato operaio di lotta e l’altra la solidarietà che questo ricevette, ad esempio dal mondo dei braccianti.

“In questo luogo si è parlato molto di storia industriale e quasi niente di storia sociale”, spiega Valerio Bondi, della segreteria della Cgil reggiana, curatore della mostra. “Dopo l’esposizione sulle operaie tessili degli anni ’70 siamo arrivati ora a questo secondo capitolo”, aggiunge. Reggio, conclude Bondi, “è stata una città non omologata, disobbediente, e questo è il focus su cui abbiamo voluto mettere l’accento attraverso le attività della classe operaia”.