Siccità, Po mai così secco da 30 anni: salgono costi per agricoltori

Bazzana (Coldiretti): "Il caro gasolio impatta sull'irrigazione d'emergenza"

REGGIO EMILIA – La crisi idrica del Po è già anche crisi economica per le imprese agricole. Lo segnalano ai microfoni di “Radio Anch’io” il segretario generale dell’Autorità distrettuale del Po Meuccio Berselli e Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. Nel bacino del Grande fiume, avvisa Berselli, “non piove da 108 giorni e mancano le riserve d’acqua date dalla neve: in Appennino non ce n’è più e nelle Alpi siamo a -70%. Questo determina una siccità che è partita dal Piemonte e sta scendendo a valle prosciugando il Po”.

A questo si aggiungono previsioni meteo non confortanti, che indicano nuove precipitazioni non prima del 15 aprile, “in un momento delicato perché dall’1 aprile inizia la distribuzione dell’acqua per le colture agricole”, spiega ancora Berselli. “In questo periodo – conferma Bazzana – non dovrebbe essere normale irrigare perchè ci dovrebbero essere state le piogge. La semina pretende un terreno umido e in questo momento molti agricoltori stanno valutando se farla, ad esempio per orzo e frumento, perché c’è il rischio che su un terreno secco non germoglino”. Per Bazzana l’aumento dei costi energetici sta poi avendo un impatto serio per le aziende del comparto: “Ricorrere all’irrigazione di emergenza, con il costo del gasolio a 1,50 euro al litro, aumenta gli oneri a carico delle imprese”.

E’ urgente dunque una strategia di contrasto ai cambiamenti climatici che per Berselli passa per colture più resistenti alla siccità (“abbiamo avuto cinque crisi idriche negli ultimi 20 anni”, dice), micro invasi e regolazione del prelievo d’acqua dai laghi. Misure a cui, dice Bazzani, “si aggiunge quella contenuta nel piano collegato al Pnrr che abbiamo presentato, che prevede di utilizzare le cave dismesse per trattenere la pioggia quando cade e poi utilizzarla al bisogno. Sono interventi possibili senza cementificare”. Ma i provvedimenti, chiude Berselli, “vanno attuati ora perché non c’è più tempo”.

Come riferito nei giorni scorsi dall’Autorità di bacino, il Po è in secca come non accadeva dal 1972: a Pontelagoscuro, non lontano dal delta, il livello è di sei metri sotto lo zero idrometrico e a Parma e Piacenza la portata è quasi un rivolo. In Piemonte non si sa come irrorare le risaie. A livello nazionale si perde ogni anno il 36% di acqua a causa di tubature “colabrodo” e in 11 Comuni del Sud bisogna razionalizzarla. La siccità inficia anche la produzione di energia sostenibile, “mangiandosi” una fetta del 5% di quella idroelettrica.