Guerra in Ucraina, Erri De Luca: “Finirà con una botola sotto ai piedi di Putin”

Lo scrittore e giornalista, al confine fra Romania e Ucraina con la fondazione modenese Time for life per portare aiuti umanitari, dice: "Atto di solidarietà fornire armi a un popolo che è stato invaso"

REGGIO EMILIA – “Questa guerra finirà con la ritirata delle truppe russe e con una botola sotto i piedi di Putin. Prevedo, in modo violento, un avvicendamento all’interno dello stesso gruppo di potere”. E ancora: “Fornire armi per difendersi a un popolo che è stato invaso mi sembra un atto di solidarietà necessario per fare pagare il costo maggiore possibile all’invasore”.

E’ l’opinione dello scrittore e giornalista Erri De Luca che, in queste ore, è a Sighet con la fondazione modenese Time for life, sul confine fra la Romania e l’Ucraina, per portare aiuti ai profughi che in questi giorni stanno attraversando a centinaia il confine per fuggire dalla guerra. Reggio Sera lo ha intervistato.

Dove siete arrivati e cosa state facendo?
Siamo a Sighet in Romania al confine con l’Ucraina. Io ho accompagnato l’organizzazione Time for life (una fondazione modenese guidata da Elisa Fangareggi, ndr) che si occupa di soccorso ai profughi e che sta portando generi di prima necessità alimentari e sanitari in questa zona. Stiamo aiutando anche un ospedale pediatrico. Siamo partiti con 15 mezzi dall’Italia e stiamo scaricando tutti i beni.

Stanno arrivando molti profughi in questa zona?
C’è un via vai continuo. Passano centinaia di persone alla spicciolata: donne di varie età con bambini che trovano immediatamente una prima accoglienza molto efficiente. Da qui partono continuamente pullman che portano i profughi in tutta Europa.

Lei è stato per diversi anni anche a portare aiuti durante alla guerra in Bosnia. Vede delle similitudini?
No, sono diverse. Questa è la più grande invasione di un paese dopo la seconda guerra mondiale che ricorda i conflitti del ‘900. E’ diversa anche dalla guerra della Nato contro la Serbia, dato che qui è escluso qualsiasi intervento sia per terra che per cielo. E’ una guerra strana: di penetrazione, ma non di conquista. Qui sembra che all’invasore non importi di amministrare, ma solo di solo penetrare il più possibile nel territorio.

de luca

In Italia è in corso un dibattito sull’opportunità, o meno, di fornire armi agli ucraini e c’è addirittura chi pensa che la Nato abbia accerchiato e provocato Putin. Lei cosa ne pensa?
Diciamo che se fosse vero che la Nato voleva entrare in Ucraina per poi invadere la Russia, allora avrebbe ragione Putin, ma non è andata così. Ricordo che l’adesione alla Nato viene richiesta dagli Stati sovrani e che l’adesione avviene su base volontaria. L’Ucraina sta difendendo il suo territorio e sta facendo una guerra di resistenza all’invasione. Fornire armi per difendersi a un popolo che è stato invaso mi sembra un atto di solidarietà necessario per fare pagare il costo maggiore possibile all’invasore. L’Ucraina non sta colpendo per ritorsione città della Russia, ma si sta solo difendendo. Rifornirli di armi significa diminuire la capacità della Russia di nuocere al popolo ucraino.

C’è chi dice che bisogna offrire a Putin una via d’uscita dignitosa per porre fine al conflitto, perché il leader russo messo all’angolo potrebbe diventare pericoloso. E’ d’accordo?
Putin, a mio parere, è un personaggio politico completamente bruciato. Non potrà più appartenere alla comunità internazionale e dovrà essere sostituito. La via di uscita ce l’ha e può ottenere, sulla carta, dichiarazioni soddisfacenti per ritirare le sue truppe. Può ottenere che l’Ucraina non apparterrà alla Nato e che potrà essere smilitarizzata come l’Austria o la Svezia.

Lei ha vissuto gli anni della guerra fredda e della crisi dei missili a Cuba. Avrebbe mai pensato di ritrovarsi davanti a uno scenario del genere?
La realtà è fantasiosa e va più veloce della fantasia. Ho visto conflitti regionali, ma qui c’è un invasione del un territorio intero di una grande nazione europea. Questa guerra cambia i connotati del futuro irremediabilmente. L’abbiamo sentita come nostra. E abbiamo reagito, con i nostri governi con sanzioni economiche incisive e potenti che influiscono sulla nostra economia. Stiamo accettando di stare dentro a un’economia di guerra per il sostegno a un popolo.

Ha idea di come potrebbe finire questa guerra?
Finisce con la ritirata delle truppe russe e con una botola sotto i piedi di Putin. Prevedo, in modo violento, un avvicendamento all’interno dello stesso gruppo di potere.