Guerra in Ucraina, a rischio un export da 335 milioni

La Camera di commercio fa il punto: "Le esportazioni, in generale, non sono vietate, ma si deve fare attenzione al tipo di prodotto". Sono 39 le imprese reggiane che hanno partecipazioni

REGGIO EMILIA – Difficile dire con certezza quanto peserà il conflitto in Ucraina sull’economia reggiana, che nel 2021 ha realizzato un fatturato export di 335 milioni sui mercati di Russia, Ucraina e Bielorussia. Certo è che le conseguenze si faranno sentire a maggior ragione dopo l’adozione, il 15 marzo, del quarto pacchetto di restrizioni UE nei riguardi della Russia; al pari dei precedenti, ha lo scopo di ridurre le esportazioni, verso quel Paese, di componenti o beni tecnologici che ne possano rafforzare la struttura strategico-militare.

In particolare, sono state stabilite limitazioni alla vendita da parte di soggetti europei a soggetti russi di materie prime (come ferro e acciaio e beni di lusso), che vanno ad aggiungersi al divieto di esportazione, già precedentemente adottato, di prodotti a duplice uso (dual use), per la raffinazione del petrolio e beni aerospaziali. Le sanzioni sono state inoltre estese alla Bielorussia, per il coinvolgimento nell’aggressione militare a danno dell’Ucraina.

A questo proposito, la Camera di Commercio sottolinea che, al momento, non vi è un divieto generale sull’esportazione. Le singole imprese, però, devono essere consapevoli che, a seguito delle restrizioni già adottate dai regolamenti europei, dovranno verificare a priori se i loro beni rientrano nelle categorie soggette a restrizione, col rischio, in caso di inottemperanza, di vedere applicate nei propri confronti le misure previste in caso di violazione (fa riferimento il DL del 15 dicembre scorso, n. 221).

Questo implica il fatto che le imprese stesse, al fine di non incorrere in violazioni delle misure, dovranno prevedere un sistema di controllo e screening idoneo a determinare se i propri prodotti possono rientrare all’interno di quelli sottoposti a divieti e, soprattutto, identificare il possibile utilizzo e utente finale degli stessi beni.

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha costituito un’Unità di crisi a sostegno delle imprese esportatrici verso i Paesi coinvolti dal conflitto e dalle conseguenti sanzioni. In tale contesto è stata creata una casella di posta elettronica dedicata, alla quale le imprese possono indirizzare le proprie richieste di informazioni, all’indirizzo: export.crisiucraina@esteri.it.

Inoltre, la Camera di Commercio ricorda che, attraverso il sito www.re.camcom.gov.it è possibile restare aggiornati in merito alle sanzioni in vigore, consultando la pagina dedicata “Conflitto Russia-Ucraina: informazioni per le aziende”.

Da Reggio Emilia nel 2021 sono partiti beni per un valore di 256 milioni di euro verso la Russia (il 41% di tessile-abbigliamento, il 32% di macchinari e apparecchi), 55 milioni per l’Ucraina (il 48% di soli macchinari) e 23 milioni verso la Bielorussia, con una quota del 70% di macchinari; contemporaneamente dai tre Paesi abbiamo importato merci per un valore di 115 milioni di euro, con un primato assoluto dell’Ucraina (80,3 milioni), seguita dalla Russia (31 milioni).

Le conseguenze del conflitto e delle restrizioni UE, oltre ad incidere sicuramente su questi valori, metteranno in difficoltà anche le imprese che hanno partecipazioni o hanno acquisito il controllo in società con sede in questi Paesi. In dettaglio, sono 26 le imprese reggiane che hanno partecipazioni in società russe, mentre sono 13 quelle che hanno partecipazioni in società ucraine.

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