Annamaria Crisalli è la nuova direttrice di Uisp

Sfide di un settore in crisi, le riforme e il divario di genere post-Covid raccontati dalla nuova direttrice del Comitato di Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – Questo non è un Paese per donne, ma da qualche parte ci sono anche esperienze che raccontano un’Italia diversa, che crede, valorizza e sostiene le donne anche sul lavoro. Così ha fatto la Uisp di Reggio Emilia, che dal mese di gennaio ha affidato l’incarico di direttrice del Comitato ad Annamaria Crisalli, proprio al rientro dalla sua seconda maternità. 

Reggiana di adozione, mamma di due bambini di 1 e 4 anni, Annamaria Crisalli è impegnata in ambito associativo con Uisp dal 2004, dove ha fatto il suo ingresso con una laurea in Economia e Gestione delle aziende non profit ottenuta alla Bocconi, percorso di studi che l’ha portata a conoscere e sostenere il mondo del Terzo settore professionalmente nel ruolo di consulente in Arsea Srl e a titolo volontario attraverso un impegno politico svolto a livello locale e nazionale in Uisp e nel Consiglio di Gestione della Fondazione per lo Sport con la nomina degli Enti nella presidenza Melli.

La nuova direttrice del Comitato – che conta 25 dipendenti e oltre 100 collaboratori – legge il suo nuovo incarico come una sfida sotto tanti punti di vista, in un momento storico di transizione per il mondo sportivo nel mezzo di due riforme.

Lo sport tra pandemia e riforme
Questo non è un periodo facile per il nostro settore, che necessita di una ricostruzione e di nuove opportunità. Veniamo da lunghe chiusure e siamo nel mezzo di due riforme, quella dello sport e del terzo settore, che ci toccheranno da vicino essendo Uisp sia un Ente di Promozione riconosciuto dal Coni ma ance un’Associazione di Promozione Sociale. Mi auguro che queste riforme trovino un’armonizzazione nell’attuazione delle norme, soprattutto sul delicato tema del lavoro in ambito sportivo. Da un lato, infatti c’è la sostenibilità economica di un settore in crisi – spiega Annamaria Crisalli – e dall’altro ci sono le persone nel ruolo di tecnici-educatori sportivi, che nella nostra associazione svolgono un ruolo fondamentale.

Con un calo di tesserati del 40% e associazioni sportive allo stremo tra chiusure e caro bollette occorre trovare una via d’uscita. La nostra forza è insita in ciò che siamo: una rete associativa che può e deve trovare sinergie al proprio interno, tra Comitato e associazioni sportive in collaborazione con le istituzioni e la Fondazione, per ripartire costruendo nuove opportunità e attività a beneficio dei soci e della collettività.

Sfida personale e sociale
La sfida è anche personale per la direttrice di Uisp, mamma senza una rete di sostegno familiare in città. Sono grata al Uisp per avermi fatto una proposta per nulla scontata nella mia attuale condizione. Ho accettato questo incarico non senza pensieri, ma fiduciosa nei confronti di un mondo che so essere capace di grandi cose. So anche di poter contare su di una squadra di persone capaci, che all’interno dell’organizzazione hanno fatto grandi sacrifici in questi due anni. Allo stesso modo mi sento supportata dall’Istituzione pubblica, che nella nostra città offre tanti servizi di grande qualità come nidi e scuole d’infanzia, senza i quali non avrei potuto lavorare”.

Il divario di genere tra sport e lavoro
Tra gli effetti del Covid c’è anche un maggiore divario di genere. Le donne, schiacciate tra lavoro, casa e famiglia stanno pagando più di tutti, costretta a molte rinunce sul lavoro ma anche nel tempo libero. I dati dell’osservatorio di Uisp in Emilia-Romagna raccontano di una regione in cui le donne hanno rinunciato a fare sport durante la pandemia e faticano a tornare a fare attività per motivi economici (lasciando l’opportunità a figli e compagni) o per l’impossibilità di ritagliarsi degli spazi propri nella nuova organizzazione sociale post-pandemia.

“Anche in ambito sportivo – dice Annamaria Crisalli, nominata anche segretario generale dal Consiglio reggiano di Uisp – abbiamo il dovere di intercettare dei bisogni e di fare proposte che mettano le donne in condizioni di non dover rinunciare al movimento, che è fondamentale per il benessere e la salute e contribuisce a raggiungere quella serenità che, se pensiamo alle donne, ha un valore altissimo anche in termini sociali ed economici.