Pieve, raccolta di firme contro la stazione radio base

I cittadini hanno depositato 733 firme per chiedere al Comune di non autorizzare la settima antenna nel quartiere in via Plauto

REGGIO EMILIA – I cittadini di Pieve in due appuntamenti hanno raccolto 733 firme per chiedere al Comune di non autorizzare in via Plauto una stazione radio base sul tetto di un edificio commerciale e di trovare una soluzione migliorativa. Oggi sono state depositate in segreteria generale due petizioni popolari.

Nel quartiere sono già presenti sei stazioni radio base. Tra questi vi è un impianto in Via Fratelli Cervi n. 75 (in linea d’aria a circa 800 m) e un secondo in Via Romania (in linea d’aria a circa 600 m). Scrivono i residenti: “Sovraccaricare la zona con l’ennesima antenna di telefonia mobile, pare dunque in netto contrasto con gli stessi principi di razionalizzazione e minimizzazione contenuti nei regolamenti del Comune, posto che non sono sussistenti problemi di linea nell’ambito territoriale in oggetto e la cittadinanza non ritiene di avere necessità di un’ulteriore gestore di linea”.

Nelle immediate vicinanze al sito in cui verrebbe installato il ripetitore sono presenti a pochi metri le abitazioni di oltre 200 famiglie e 10 strutture sensibili: Scuola Materna Pio VI sita in Via Ferraroni, Scuola Primaria G. Verdi sita in Via Confalonieri, Scuola di teatro Etoile sita in Via Fratelli Cervi, Scuola di Calcio S.s.d. Virtus Libertas sita in via Ferraroni, Nostra Casa della Carità sita in Via Fratelli Cervi, Parrocchia S. Michele Arcangelo con annesso con Oratorio frequentati dai bambini del Catechismo (ora sono presenti anche delle classi della scuola primaria Verdi) oltre al Campo Estivo e di altre attività ludiche, Parco giochi “Buda” in via Catullo, Campo da basket di Via Plauto, Centro sociale di via Plauto, Ludoteca Tic Toc sita sempre in Via Plauto.

Continuano i cittadini: “E’ evidente che tali strutture costituiscano recettori sensibili, ovvero aree destinate ad attrezzature sanitarie, assistenziali e scolastiche. A tal proposito, l’art. 9, comma 2, della L.R. n. 30/2000 e l’art. 8, comma 4, del Regolamento del Comune di Reggio Emilia statuiscono che la localizzazione degli impianti in prossimità di aree destinate ad attrezzature sanitarie, assistenziali e scolastiche sia consentita solamente quando venga perseguito l’obiettivo di qualità teso alla minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici degli utenti di dette aree”.

E aggiungono: “C’è una illogicità derivante dai principi dettati dal nuovo Pug adottato dal Comune, specie avuto riguardo al “Quadro Conoscitivo e diagnostico- Strategia per la qualità urbana ed ecologico- ambientale” dove viene previsto che nell’ambito territoriale di Pieve Modolena, per quel che rileva ai fini del miglioramento ed adeguamento delle reti tecnologiche si “dovrà verificare l’eventuale necessità di effettuare operazioni di ristrutturazioni e razionalizzazione delle reti tecnologiche esistenti”.

Da tale assunto è deducibile che l’installazione dell’impianto sia in netto contrasto, in quanto i principi evincibili dal Pug medesimo sono nel senso di “riutilizzo e di riqualificazione” del patrimonio già esistente: l’Amministrazione dunque, per coerenza, dovrebbe eventualmente efficientare gli impianti srb già esistenti e non autorizzarne dei nuovi.

Concludono i residenti: “Nessun passaggio è stato condiviso con la cittadinanza per questa nuova antenna e nessun processo partecipativo ha portato alla luce questo progetto edilizio così impattante, questo stile ci ha molto dispiaciuti. Ci siamo così organizzati raccogliendo due petizioni, firmate anche dai consiglieri Dario De Lucia e Fausto Castagnetti, che impegnano il Comune a contattare il gestore proponendo in ordine la razionalizzazione di strutture già esistenti o se proprio necessario una nuova installazione che non insista così tanto l’abitato e le dieci strutture sensibili”.

E concludono: “Nessuno di noi credeteci è contrario al diritto alla comunicazione tanto è vero che abbiamo già sei stazioni radio base nel quartiere ma davvero non riusciamo a capire a cosa può servire quest’ultima visto che sono attive altri due a 600 e 800 metri da Via Plauto. Abbiamo messo nero su bianco i nostri dubbi sull’operazione e le perplessità sui modi. Siamo preoccupati per l’impatto che avrebbe sul quartiere ma siamo fiduciosi che il Sindaco e l’amministrazione ci daranno ragione”.

Nel frattempo 10 cittadini del quartiere saranno ricevuti dall’assessora Carlotta Bonvicini per un incontro l’ 1 marzo in cui i cittadini di Pieve si aspettano delle risposte.