Coopbox, sciopero in solidarietà con Ferrandina

Mercoledì lavoratori fermi un'ora per turno. Critiche al Ccpl e all'ex presidente Moris Ferretti

REGGIO EMILIA – Uno sciopero di un’ora per tutti i turni è stato proclamato per mercoledì nello stabilimento Coopbox di Bibbiano in provincia di Reggio Emilia. La mobilitazione, indetta da Rsu aziendali, Filtem-Cgil provinciale e Uiltec-Uil di Modena e Reggio e approvata dai lavoratori nell’assemblea dello scorso venerdì, è in segno di solidarietà con i 40 colleghi dello stabilimento lucano di Ferrandina, che il nuovo proprietario “Happy Group” di Cremona ha deciso di chiudere.

L’astensione si svolgerà infatti in concomitanza con l’apertura di un tavolo sulla vertenza in Basilicata. I sindacati reggiani manifestano però preoccupazione “anche per le sorti a medio e lungo termine dello stabilimento di Bibbiano” e dei suoi 130 dipendenti, chiedendo “di fare chiarezza a tutti i livelli sulla natura della transazione di compravendita, sul piano industriale a cui è collegata e sulle garanzie occupazionali”, riservandosi fin da ora “ogni possibile azione di lotta che si rendesse necessaria”.

Dall’assemblea di venerdì, inoltre, è uscito un severo giudizio dei lavoratori sui precedenti proprietari dell’azienda (il colosso coopeerativo Ccpl) e sull’ex presidente Moris Ferretti. Di recente si è infatti concluso un lungo contenzioso legale, iniziato intorno al 2010, che ha visto la condanna di Ccpl al pagamento di una multa da 9,5 milioni euro comminata dalla Commissione europea proprio a causa di Coopbox. Che l’Antitrust europeo aveva accusato di aver fissato i prezzi insieme agli altri concorrenti del settore, causando un danno ai consumatori.

A questo proposito Rsu, Filctcem Uiltec di Reggio ricordano le rassicurazioni del Ccpl “quando nel 2014 diceva di avere accantonato 45 milioni di euro a copertura della multa ricevuta e che se fossero avanzati dei soldi sarebbero serviti al rilancio di Coopbox e lo si diceva con un convinto ottimismo che faceva ben sperare”. Oggi le parti sociali domandando quindi “dove sarebbero allora i 35,6 milioni di differenza tra i soldi che ci dissero di avere accantonato e i 9,4 milioni che sono poi stati recentemente richiesti per la multa”.

In secondo luogo i sindacati puntano il dito contro chi ha governato Coopbox negli ultimi anni e “ha chiesto un patto con i dipendenti in cambio della rinuncia a buona parte del contratto aziendale e alla quattordicesima mensilità” senza nessun riscontro per i lavoratori in cambio dei sacrifici fatti. Non è infine stata gradita la “beffa” di aver appreso della vendita dell’azienda a cosa avvenuta, senza nessuna informazione preventiva da parte di Coopbox, di Ccpl o della società acquirente.

“In questo contesto disarmante, ci si è svegliati trovandosi dipendenti del principale concorrente storico che sicuramente ha acquistato il marchio e l’importante mercato di Coopbox ma che ancora non ha fornito nessuna garanzia rassicurante e nessun piano di investimento”. Anzi, viene osservato, “il primo atto di Happy Group è stato di chiudere lo stabilimento di Ferrandina, indifferenti a cosa significhi chiudere una realtà produttiva per chi abita in quel territorio del sud”. Da qui le iniziative di lotta per richiamare alla responsabilità “sia Ccpl che non può lavarsi le mani, sia di chi ha scelto di farsi carico del futuro dei lavoratori” (fonte Dire).