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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Storchi (Unindustria): “Caro energia, imprese in ginocchio: il governo intervenga”

Il presidente di Unindustria: "E' necessario maggior coraggio per realizzare finalmente un piano energetico nazionale che superi la logica degli interventi congiunturali"

REGGIO EMILIA – Il 2022 si è aperto del tutto in salita per le imprese reggiane, costrette a programmare le proprie attività facendo fronte al grave problema dei rincari dei costi energetici, che si aggiunge ad un ampio e diffuso aumento dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali, iniziato già dagli ultimi mesi del 2020. Veri e propri ostacoli, che minano l’importante recupero di attività registrato dal sistema produttivo nell’anno scorso.

In questi giorni Confindustria, sulla base dei dati prodotti dal suo Centro Studi, ha denunciato una situazione davvero drammatica, con il gas naturale che in Europa ha raggiunto negli ultimi mesi del 2021 un aumento pari a +723% rispetto al dicembre 2019, trasferitosi anche sul prezzo dell’energia elettrica, facendo lievitare i costi energetici delle imprese industriali nel Paese: dagli 8 miliardi nel 2019 ai 37 miliardi previsti nel 2022, un incremento in tre anni del +368%.

Da quando è stato introdotto il mercato libero dell’energia, lo scorso anno è stato quello che ha visto le quotazioni più elevate: da gennaio a dicembre 2021 il prezzo dell’energia elettrica ha raggiunto la media mensile più alta da quando la borsa italiana è stata costituita, superando 280 €/MWh con un +450%, di gran lunga superiore ad ogni attesa più pessimistica. Tutto ciò significa che le imprese reggiane, grandi utilizzatrici di energia elettrica, nel 2022 dovrebbero far fronte ad un costo per il consumo di elettricità di oltre il 60% in più rispetto al 2021, un livello di prezzi davvero insostenibile se protratto per lungo tempo.

E ciò sarà ancora più gravoso per i settori energivori, come la lavorazione di cemento, la ceramica, la metallurgia, la chimica, la lavorazione della carta e del legno e la gomma-plastica. Le imprese industriali non possono infatti scaricare a valle questi aumenti dei prezzi dei maggiori costi energetici e si trovano costrette ad erodere sempre di più i margini operativi, andando così ad incidere sulla sostenibilità economica della propria attività. A conti fatti, dunque, con questi rincari è più conveniente programmare periodi di chiusura temporanea, che continuare a produrre.

I nostri principali concorrenti sulla scena europea, Germania e Francia, sono già intervenuti con iniziative che tendono a mitigare il peso delle bollette, da un lato azzerando quasi integralmente gli oneri fiscali e parafiscali, dall’altro mettendo a disposizione quantità di energia a prezzi calmierati. Sulla stessa linea, come Sistema Confindustria, abbiamo avanzato al MISE e al Ministro Giorgetti la richiesta di intervenire con urgenza per dare risposte concrete e non più rinviabili, portando una serie di proposte congiunturali da attuare subito e da condividere necessariamente in un tavolo interministeriale presso Palazzo Chigi.

Queste proposte riguardano principalmente l’incremento della produzione nazionale di gas, l’intervento sulla fiscalità e la parafiscalità, l’aumento della remunerazione del servizio di interrompibilità tecnica dei consumi di gas e quello per la sicurezza del sistema elettrico. A questi si aggiunge poi la richiesta di intervenire attraverso indirizzi specifici del Gestore dei Servizi Energetici per la cessione di energia rinnovabile elettrica trasferita ai settori industriali a rischio chiusura ad un prezzo stabilito. Si tratta in generale di misure che, se realizzate, potrebbero avere un impatto positivo in termini di riduzione del costo del gas e dell’elettricità, pari a 7,5 miliardi di euro all’anno.

Crediamo inoltre che sia necessario maggior coraggio da parte del Governo italiano per realizzare finalmente un piano energetico nazionale che superi la logica degli interventi congiunturali e che dia una risposta strutturale alle difficoltà che il Paese sta affrontando in questa fase.

Fabio Storchi, presidente Unindustria