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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Silk Faw, i dubbi di Europa Verde sul mega impianto

Bertani e Cangiari: "Ci chiediamo se del filo di seta che, forse, legherà Reggio con Pechino rimarrà solo…. il baco"

REGGIO EMILIAC’era una volta la “bolla coreana”, molto in voga in città solo alcuni anni fa, quando una propaganda martellante e ossessiva, sponsorizzava l’idea di realizzare un corposo intervento edilizio sui dossi collinari di S. Bartolomeo, che si fondava sulla certezza dell’arrivo di torme di golfisti coreani che, dal 38 parallelo sarebbero giunti a invadere le nostre colline per fare….. una bella partita a golf.

Sappiamo come è andata a finire…..la colata di cemento è arrivata e adesso diversi appartamenti sono in vendita in asta fallimentare e i golfisti coreani non si sono mai visti. Il pensiero corre all’oggi e ci chiediamo se del filo di seta che, forse, legherà Reggio con Pechino rimarrà solo…. il baco? Come noto la grande “occasione epocale” sembra lì a portata di mano: soldi, capitali , investimenti , cantieri, muri ,cemento, capannoni e tanti operai industriosi, che producono beni straordinari e inarrivabili.

Sarà vero? Nei mesi scorsi abbiamo chiesto con forza che si uscisse dalla bolla propagandistica che non lascia spazio al ragionamento, alla ponderazione, alla effettiva conoscenza e al dubbio. Abbiamo espresso le nostre perplessità rispetto alla scelta di comunicazione adottata verso la città, fatta di carta patinata e di una luccicante e zuccherosa scenografia. Ma dietro a tutto ciò cosa si sta “cucinando”? Cominciamo dai “rumors” allarmanti che sui social insinuano un progressivo e clamoroso distacco dei cinesi di Faw.

Si tratta di una volgare falsità oppure c’è del vero? Se fosse vera, questa sarebbe una notizia che minerebbe alle basi l’intero progetto e che metterebbe in discussione la credibilità dell’intera iniziativa. Ebbene un silenzio assordante, avvolge la faccenda apparsa sui social. La città e i cittadini attendono e pretendono una parola, un cenno, un misero comunicato che spazzi via i dubbi, gli interrogativi e le incertezze. Ma andiamo avanti e affrontiamo con ordine le poche conoscenze di cui disponiamo e che sono contenute nell’Accordo di Programma (AdP) : un documento che contiene le condizioni e i paletti che il privato dovrà rispettare per realizzare il progetto.

Ebbene, apprendiamo dai documenti che il Comune di Reggio intende rinunciare agli oneri di urbanizzazione derivanti dall’intervento edilizio, perché ritiene il progetto tanto rilevante da elevarlo a progetto di valenza pubblica. Ci permettiamo di mettere in discussione l’opportunità di questa scelta, che pure legittima, introduce un elemento di valutazione fortemente sperequativo e istituisce un pericoloso precedente, rispetto ad altri insediamenti industriali e commerciali, che invece sono stati o saranno assoggettati al pagamento degli oneri di urbanizzazione.

Una scelta francamente poco comprensibile, tenuto conto che gli attuatori, si dice, siano soggetti industriali e finanziari di livello internazionale, che intendono investire miliardi nel progetto e quindi pienamente in grado di internalizzare nell’investimento, gli oneri dovuti alla comunità che li ospiterà. E ancora ci pare superfluo che anche la Regione metta soldi pubblici in relazione al progetto Silk Faw.

Vi è poi il tema dei 38 ettari di terreno destinati all’insediamento Silk Faw. Appare evidente a chiunque come questa prospettiva mal si concili con le indicazioni contenute nel nuovo PUG e nelle indicazioni di forte limitazione all’uso di suolo, prescritto anche dalle normative regionali. Pertanto, pensiamo che sia fortemente opportuno che si debba procedere ad una compensazione urbanistica, riguardante almeno le aree aggiuntive che sono state oggetto di una recente variante, da farsi all’interno delle previsioni relative ad altre aree produttive, in modo da raggiungere” il saldo zero” di consumo territoriale, rispetto alle previsioni del Psc.

Vi sono poi le considerazioni di carattere ambientale, di cui non sfugge l’incoerenza di fondo, a fronte di una pianificazione, che assume come obiettivo il consumo di suolo zero e la riduzione delle emissioni del 55% al 2030, come elementi caratterizzanti. A tale riguardo, ci pare opportuno si debba fare grande attenzione agli impatti che le attività presenti e future hanno e avranno sulle componenti ambientali ( emissioni in atmosfera, acqua e suolo ecc..) ; componenti ambientali già fortemente compromesse dalla presenza di infrastrutture autostradali, insediamenti industriali, allevamenti intensivi, oggi presenti nel territorio.

I monitoraggi e le garanzie ambientali, che andranno pretese, dovranno puntare certamente al rispetto delle normative, ma soprattutto un insediamento di così grande livello tecnologico e impiantistico, dovrà essere in grado di mettere in campo processi produttivi finalizzati anche a migliorare le prestazioni ambientali della zona.

Ci pare, infine, che manchi totalmente una valutazione di tipo economico e soprattutto di natura sociale dell’impatto che l’insediamento avrà sull’intero quadrante nord est e anche sull’intera città. Cosa vuol dire per Reggio la presenza di un insediamento industriale di quelle dimensioni e di quelle caratteristiche? Quali inferenze avrà sul tessuto sociale ed economico della città?

Quale impatto avranno le scelte che già l’amministrazione ha compiuto, come ad esempio l’Arena campovolo, gli eventi che lì si svolgeranno, come pure la futura apertura di un nuovo casello autostradale sulla mobilità del territorio?. Ci chiediamo: sono state fatte valutazioni e simulazioni del carico di traffico che si avrà sulla viabilità del quadrante nord est e sulla viabilità minore? Come si muoveranno le persone, i dipendenti, le merci ? ecc…. Queste sono le vere domande che ci si deve porre e che i cittadini già si fanno e che ancora non hanno avuto risposte convincenti.

Loredana Bertani e Duilio Cangiari, co portavoce di Europa Verde Reggio Emilia