Quantcast

Scuola, quella “diffusa” di Reggio diventa un modello nazionale

Accordo tra Comune e ministero per estenderlo in tutta Italia

REGGIO EMILIA – La scuola “diffusa” sperimentata a Reggio Emilia dopo il primo lockdown come risposta logistica al distanziamento nelle classi diventa un modello nazionale. Un accordo sottoscritto con il ministero dell’Istruzione ne certifica infatti lo status di “buona pratica” ed estende in tutta Italia la possibilità per i bambini dai sei ai 14 anni di fare lezione anche in musei, biblioteche, agriturismi e altri luoghi esterni ai plessi scolastici. Innovando in questo modo, secondo l’assessore comunale all’Istruzione di Reggio Raffaella Curioni, “lo stesso sistema di apprendimento”.

Nell’anno scolastico 2020-2021 il progetto messo in campo nella città del Tricolore e poi analizzato da Indire (ente di ricerca collegato al Miur) ha portato in 19 sedi esterne oltre 1.100 studenti di 49 classi. Nell’anno scolastico successivo- 2021-2022- hanno fatto la stessa esperienza 925 alunni di 37 classi, dislocati in 15 luoghi extrascolastici. L’iniziativa realizzata, dice il capo dipartimento del ministero dell’Istruzione Stefano Versari, “ci è sembrata interessante e riproducibile, anche scavando ancora, per mantenere dei presidi educativi anche dopo la fine della pandemia”.

Ad esempio, precisa Versari, “nelle aree geografiche più marginali” dove gli effetti della crisi demografica impattano di più. A convincere il ministero, inoltre, “la disponibilità del Comune di Reggio Emilia ad approntare un team multidisciplinare per accompagnare le eventuali altre scuole che volessero ripetere il progetto”, conclude Versari. Il ministro Patrizio Bianchi, in una nota, commenta: “Questa esperienza dimostra che la scuola non è solo un luogo in cui lavorare e studiare, ma un’istituzione pulsante che può e deve vivere anche in altri contesti e arricchirsi di nuove competenze e conoscenze. Dobbiamo promuovere questo modello di ‘patto educativo’ di comunità”.

Soddisfatto il sindaco Luca Vecchi: “Con il ripensamento degli spazi pubblici in chiave educativa- dice- la città si fa scuola. Abbiamo saputo creare innovazione in un momento di criticità”. Mi “sembra una bella cartolina di Reggio in epoca covid- conclude il primo cittadino- e soprattutto un messaggio di speranza”.