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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Sanità, Rec: “I dirigenti si facciano sentire e chiedano più soldi”

Reggio Emilia in Comune: "Non basta essere amministratori pubblici che fanno quadrare i bilanci e chiedono pazienza ai cittadini, talvolta serve coraggio e battere i pugni per maggiori stanziamenti nel settore pubblico"

REGGIO EMILIAPrendiamo parola stimolati dalla lettera della prima dirigente sanitaria locale Cristina Marchesi in merito alla sua richiesta di pazienza rivolta alla cittadinanza. Talvolta, anche nelle emergenze serve una certa dose di coraggio, anche nel dibattito pubblico. Pensiamo che di pazienza ne siano ampiamente armati i nostri concittadini e che, piuttosto, vedremmo più utile una dirigenza locale che batta i pugni sul tavolo della regione e del governo per un aumento delle risorse per la sanità pubblica.

In questi giorni la variante Omicron del SARS-COV19 sta mettendo in crisi i sistemi sanitari di tutti i paesi, compreso il nostro che si vantava di essere il migliore. Il territorio di Reggio Emilia che ha un servizio sanitario efficiente ed una buona copertura vaccinale, si trova nel marasma: tracciamento saltato, gestione dei positivi e delle quarantene zoppicante. Questo è il quadro che emerge dalle lettere di lamentela dei cittadini, dalle esperienze personali di ognuno di noi, ma anche dalle ultime dichiarazioni dei nostri amministratori sanitari.

Ci fanno sapere che si è fatto tanto: implementato un sistema informativo e organizzativo efficiente, lavorato sulla sanità territoriale, sulle vaccinazioni e di questo siamo grati, ma ora ci dicono che serve pazienza, prudenza e responsabilità. Purtroppo la realtà è sotto gli occhi di tutti. Ricordiamo, inoltre, che nel 2020 le prestazioni del sistema sanitario hanno subito un calo generale delle prestazioni ordinarie per fronteggiare l’ emergenza covid, basta consultare i dati della Fondazione Gimbe al riguardo (https://www.reggiosera.it/2022/01/sanita-cosi-il-covid-mettea-nudo-un-decennio-di-tagli/285217/). Non sappiamo quante prestazioni sono state recuperate e se siano state recuperate nel 2021, molte saranno state erogate dal privato, un opportunità per il paziente che puo’ pagare ma per un servizio sanitario nazionale che si definisce pubblico è una sonora sconfitta.

E’ palese che i continui tagli al sistema sanitario creano un servizio che lavora ‘quasi sempre’ in emergenza e che alla fine può collassare anche il “migliore”, nonostante gli sforzi del personale. Non vogliamo lamentarci ma capire in che direzione vanno le scelte politiche che spesso, in questo periodo, seguono le indicazioni scientifiche, ma ci sono scelte che vengono dal passato e che ipotecano il presente. Sappiano che dal 2010 /2019 sono stati sottratti alla Sanità pubblica ben 37 miliardi, ma dalla legge di bilancio appena approvata invece sembra esserci una novità: si conferma l’incremento del fondo sanitario di 2 miliardi per 3 anni. È prevista anche la stabilizzazione di circa 33.000 precari, ma la quota sembra essere ancora sottostimata se si riguarda la relazione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio del 2018 in cui si dichiarava che dal 2008 al 2018 si erano persi circa più di 42.000 lavoratori/trici a tempo indeterminato.

“I conti non tornano”
Dobbiamo ricordare che Bonaccini, presidente della nostra regione, ha emanato un decreto che ordinava alle Ausl di sospendere le assunzioni fino al 31 dicembre 2021 invitando a fare contratti “flessibili” ad esclusione dei reparti di emergenza o con esigenze specifiche. Questo ha comportato il licenziamento di molti operatori/rici precari assunti per l’emergenza pandemica causando una grave carenza di personale che ha peggiorato notevolmente le condizioni di lavoro: doppi turni, ferie non godute, spostamenti continui senza alcun preavviso di fascie orarie e di reparti, con il conseguente peggioramento della qualità dei servizi.

Sempre nella legge di bilancio non è stata rifinanziata per i lavoratori l’indennizzo di malattia per quarantena, così come è saltato il bonus “psicologo”. Scelte che stridono con la rimozione del tetto di 240mila euro di stipendio massimo per gli amministratori pubblici e dei superconsulenti.

“E allora il Pnrr?”
Nonostante che attraverso il Pnrr siano destinati fondi per la sanità, il paradigma neoliberista che il governo Draghi vuole applicare non cambia di una virgola. Soldi pubblici drenati del settore pubblico verso il privato. Continua lo smantellamento del Servizio sanitario nazionale a favore della più acclamata sanità privata, così come la contrazione di qualunque servizio pubblico. La Regione Emilia-Romagna, ovviamente, è sostenitrice di tale paradigma. Da molto tempo la sanità pubblica si avvale in modo consistente di strutture private accreditate, fa largo uso di esternalizzazione dei servizi con appalti e subappalti, ma l’apoteosi del progetto privatistico trova un valido alleato nella cosiddetta Autonomia Differenziata, di cui si tiene all’oscuro la popolazione. Se questo è il presente il futuro non è dei migliori.

Queste sono forse le uniche certezze di fronte a un quadro pandemico in continua evoluzione. I provvedimenti a volte contradditori causano molta confusione. Tra le tante misure si è eliminata la quarantena per i vaccinati con terza dose o guariti da 4 mesi, anche se si sa da tempo che i vaccini non impediscono la trasmissibilita’, ma piuttosto l’aggravio della malattia. Una scelta auspicata e suggerita da Confindustria perché, a qualunque costo, le attività produttive non si devono fermare. Un escamotage questo per fare meno tamponi molecolari, una scelta dunque che non ha nessuna rilevanza epidemiologica.

Il dottor Rasi, consulente del generale Figliuolo, afferma ora che i tamponi molecolari sono fondamentali, ma non si è fatto nessun piano di rinforzo, come era facile da intuire. Le contraddizioni sono tante, si continua a credere che il virus si possa arginare se vacciniamo tutto il nostro mondo occidentale, ma come ricorda ancora l’Oms serve a poco se non si procede ad una immunizzazione su scala planetaria attraverso la sospensione dei brevetti sui vaccini.

Abbiamo sempre sostenuto il vaccino come uno degli strumenti per arginare la pandemia, ma non basta. Siamo consapevoli che la situazione non è di facile gestione, ma vediamo provvedimenti, stanziamenti, decreti che sembrano andare in direzione opposta al bene comune. Sì, perchè la sanità pubblica universale e di qualità è un bene comune.

Dobbiamo provocare un cambiamento di rotta, essere amministratori della pubblica amministrazione per noi significa salvaguardare il bene comune, significa avere come priorità il benessere della comunità, allìinsegna della cura del territorio, degli altri, delle relazioni, del pianeta. Non basta essere amministratori pubblici che fanno quadrare i bilanci e chiedono pazienza ai cittadini, talvolta serve coraggio e battere i pugni per maggiori stanziamenti nel settore pubblico.

Rec, Reggio Emilia In Comune