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“Io, positiva, chiusa in casa da 17 giorni per negligenza altrui”

Una lettrice vaccinata con la terza dose: "Tolti in 10 anni più di 37 miliardi di investimenti alla sanità. Poi i politici dicono: 'Abbiamo a cuore la salute degli italiani'. Lascino perdere, perché 'da questa parte' si vive altro. O ci stanno forse preparando ad una sanità privata?"

REGGIO EMILIASpero abbiate il tempo di leggere queste righe perché sento forte il bisogno di tirar fuori tutto ciò che sta succedendo a noi “comuni cittadini” che abbiamo contratto il Covid dopo 2 anni di pandemia. Bisogna fare qualcosa. Sento questo dovere soprattutto perché penso si debba assolutamente far luce sul fatto che la sanita’ ha “assoluto bisogno di aiuti ed investimenti”, perché la situazione inizia ad essere davvero preoccupante. Spero riteniate giusto dar luce a quello che in tantissime persone stanno vivendo.

Vi spiego in breve. Faccio la terza dose di vaccino il 2 dicembre (ovviamente io e tutta la mia famiglia siamo regolarmente vaccinati). Il 14 dicembre vado a fare un tampone in farmacia, perché ho sintomi paragonabili all’influenza e siccome vivo con mia madre 92enne cardiopatica, invalida civile al 100 per cento e in stato di demenza, voglio escludere possa essere covid e penso siano sintomi dovuti al vaccino, nonostante siano passati alcuni giorni.

Ma il tampone rapido in farmacia è positivo. Mi chiedo dove possa averlo preso (vita sociale zero), ma è successo. Mi metto in isolamento preventivo così come richiesto dalle indicazioni sanitarie. Mia madre e mio marito hanno una stanza per uno e io cerco di isolarmi il più possibile, nonostante sia io a prendermi cura di mia madre in tutto e per tutto. Mi preoccupo per lei nonostante abbia anche lei già la terza dose e l’antinfluenzale, ma vivo con apprensione i giorni che mi dividono dal molecolare che mi viene fatto il 17 dicembre.

Il molecolare conferma la positività, e qui arriva il bello. Mi arriva il foglio di quarantena dall’Ausl: dal 17 dicembre al 7 gennaio 2022 (21 giorni di quarantena. Ma come? Esattamente come due anni fa?). Informo il mio medico per il certificato Inps per il lavoro e mi dice di non preoccuparmi, perché i 21 giorni sono una prassi, ma se il tampone di controllo è negativo la quarantena termina subito dopo. Poi mi ricorda di richiamarla per comunicarle la data di termine.

Intanto il tempo passa e i miei contatti stretti fanno tutti il tampone: chi il 23 dicembre e chi il 26-12. E risultano tutti negativi (per fortuna, soprattutto per mia madre). E allora penso: ‘Tra poco tocca a me, perché sono vaccinata tre volte, non ho più sintomi e tutti i miei contatti sono negativi. Mi arriverà presto il messaggio’. Invece non è affatto così.

I giorni passano inesorabili, come la mia clausura. Io inizio a chiamare tutti i numeri possibili immaginabili dell’Ausl ma nessuno risponde: i numeri risultano sempre occupati e una voce registrata ti dice di richiamare. Allora inizio a scrivere mail su mail specificando la mia situazione e soprattutto che non mi e’ stato fatto il secondo tampone di controllo dopo i 7 giorni. Niente, mutismo da tutte le parti.

Siamo arrivati ad oggi: 3 gennaio, nessun messaggio, nessuna risposta alle mail, nessuna chiamata, niente di niente. Sono chiusa in casa dal 14 dicembre (20 giorni dal rapido) e 17 giorni dal molecolare (il tampone di controllo dovrebbe essere effettuato a 10 giorni di distanza, ndr). Specifico che nessuno mi ha contattata telefonicamente, ogni 3-4 giorni mi arriva il messaggio dove devo rispondere per segnalare se ho sintomi (che non ho più da piu’ di 10 giorni). Ma nessuno si  interessa di nulla.

Certo la pandemia, certo i contagi, certo la marea di tamponi e la marea di ore che gli operatori sanitari devono fare, ma, mi chiedo: dopo quasi due anni di Covid, dopo aver passato tre ondate, dopo aver visto cosa succedeva negli altri paesi, non si e’ stati capaci di organizzare “meglio” anche da noi tutta la macchina organizzativa? Non si avevano abbastanza dati e abbastanza esperienza per capire come prepararci? Eppure vedendo gli altri paesi le cose risultavano abbastanza chiare. Possibile che, dopo due anni di pandemia, ci si sia trovati nella stessa identica situazione, ma con la maggior parte della popolazione vaccinata? 

E’ mai possibile che chi e’ regolarmente vaccinato, e per ben tre volte, debba restare chiuso in casa per negligenza altrui? Chi glielo dice ai datori di lavoro quando l’unica risposta che possiamo dare e’: ‘Chiedo scusa ma non ho ancora ricevuto il foglio di fine quarantena’?”.

Poi, e concludo, il 30 dicembre il governo ha emanato il decreto che dichiara che chi ha la terza dose non deve fare quarantena. Peccato che il decreto “non sia retroattivo” e tutte le persone che, come me, si trovano in questo “limbo” non sanno che fare, sono in balia del niente, perché non trovano nessuno con cui parlare! Ma al tg locale si sente dire che ‘le forze dell’ordine e il prefetto hanno tutti i nomi delle persone in quarantena le quali non possono uscire e se vengono trovate fuori dal loro domicilio, sono perseguite penalmente. quindi devono stare in casa e portare pazienza’. Già…portare pazienza”.

Questa è la realtà, ciò che ho vissuto io e purtroppo di gente come me c’è n’è tanta, tantissima, troppa. Ora, questo mio “sfogo” non vuole essere certo un attacco a chi lavora nella sanità, massimo rispetto ai medici e ai sanitari che lavorano per noi, ma il fatto è che qualcosa proprio qui non va (come dice una famosa canzone). E credo sia d’obbligo comunicare questa disorganizzazione, perche’ la sanita’ ha bisogno estremo di investimenti mentre in questi ultimi 10 anni hanno tolto più di 37 miliardi di investimenti e la frase che si sente spesso dire dai nostri politici: “Abbiamo a cuore la salute degli italiani” se la potrebbero anche evitare, perché “da questa parte” si vive altro e, se alle parole non seguono fatti, la gente come me inizia a perdere la fiducia. O ci stanno forse preparando ad una sanità privata? Perché credo sia logico iniziare a farsi due domande.

E mi chiedo se veramente, chi ci governa, sa cosa sia davvero succedendo e del malcontento che serpeggia nella “loro” società, dovrebbero interessarsi veramente di come stanno i “loro” italiani. Queste mie poche righe non arriverebbero nemmeno a sfiorarle, eppure dovrebbero leggerle…soprattutto a chi ha ancora un po’ di coscienza e ha a cuore gli interessi dell’Italia.

Elena Tirabassi