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Effetto Covid, ci sono 185mila reggiani in attesa di una prestazione sanitaria

Sono 38mila le visite radiologiche da smaltire, 25mila quelle oculistiche e 21mila le cardiologiche

REGGIO EMILIA – La nostra provincia, con 185mila e 973 unità è quella dove sono state accumulate più prestazioni sanitarie ancora da smaltire fra le Ausl dell’Emilia-Romagna. Si tratta di una cifra superiore, in percentuale, a quella della Ausl Romagna che conta 394mila esami arretrati, ma che va spalmata sulla popolazione delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. E’ l’effetto del Covid che si innesta su una sanità già devastata da decenni di tagli di cui 10 miliardi negli ultimi dieci anni.

I dati sono stati forniti dalla Regione che ha risposto a un’interrogazione del consigliere di Fdi Marco Lisei sul tema. In tutta l’Emilia-Romagna il dato è di 1 milione e 75mila visite specialistiche non erogate a causa del Covid. Andando nel dettaglio, sono 38mila e 579 le visite radiologiche ancora da smaltire sul nostro territorio. Non va meglio nella vicina Modena dove sono 39mila e 285 e in Romagna dove sono 81mila e 92.

Gli arretrati per le visite oculistiche sono di 25mila e 43 unità nel reggiano. In Romagna sono 44mila e 16, mentre sono 14.071 di Parma e 13.738 a Ferrara. Per quel che riguarda cardiologia le visite in arretrato sul nostro territorio sono 21mila. A Parma quelle da smaltire sono 30.423 prestazioni e a Modena 18.074, mentre a Bologna sono 11.935.

Seguono la dermatologia, l’odontoiatria e l’otorinolaringoiatria. In medicina nucleare ci sono solo 19 prestazioni in attesa, 93 nella chirurgia vascolare e 336 nella Neurochirurgia.

Commenta il consigliere regionale Lisei: “È spaventoso leggere questi numeri che raccontano molto della nostra sanità. Da un lato i poveri cittadini, stretti tra la morsa della burocrazia del Covid e in attesa per mesi di fare visite salvo non essere costretti a rivolgersi al privato. Dall’altro un sistema sanitario in difficoltà, nel quale ci sono gli sforzi dei tanti professionisti, sanitari, medici, infermieri e tecnici, mal pagati, sfiniti dagli straordinari e senza ferie, che non vanno sempre di pari passo con quelli dei mega dirigenti”.