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Scuola, Reggio festeggia i 50 anni dei suoi asili

In città c'è un tasso di scolarizzazione del 55%, più del doppio della media nazionale

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REGGIO EMILIA – C’è un compleanno importante che Reggio Emilia si appresta a celebrare. E’ quello degli asili nido della città, che il 13 dicembre festeggieranno 50 anni di attività. Era infatti il 6 dicembre del 1971 quando la legge 1044 approvata dal Parlamento istituì la nascita in Italia dei servizi per l’infanzia 0-3 anni. Pochi giorni dopo – il 13 dicembre – nella città del Tricolore aprì il primo nido d’infanzia del Comune, intitolato alla madre dei 7 martiri antifascisti Genoeffa Cocconi Cervi.

Oggi la rete reggiana dei nidi (13 strutture comunali a gestione diretta e altre 12 convenzionate) conta 1.681 posti e raggiunge un tasso di scolarizzazione del 55%, più del doppio della media nazionale ferma al 26%. Un dato che, considerando anche le scuole dell’infanzia porta ad una percentuale di oltre il 90% dei bambini dai 0 ai 6 anni frequentanti. Il sistema educativo 0-14 anni, infine è sostenuto dal Comune con un investimento annuo di circa 30 milioni. Le iniziative organizzate da amministrazione e Istituzione nidi e scuole d’infanzia, partite lo scorso febbraio, proseguiranno con una serie di appuntamenti e aperture straordinarie degli asili il 6 dicembre, il 13 dicembre e a marzo del 2022.

“Reggio Emilia – dice l’assessore comunale all’Educazione Raffaella Curioni – non è un posto qualunque per quanto riguarda la tutela dell’infanzia e i diritti dei bambini.
E per continuare ad esserlo bisogna certamente conoscere la nostra storia, una storia importante che, insieme con una grande responsabilità ci viene riconsegnata dagli eventi dei prossimi giorni”.

“Le nostre scuole – aggiunge Curioni – in questi anni hanno saputo essere protagoniste e spesso anche precursori dei cambiamenti sociali, economici e culturali della nostra società. Dentro le scuole c’è quotidianamente una fucina di pensieri che spesso e volentieri ha aiutato anche le amministrazioni pubbliche a dirigere e governare politiche innovative e diverse”. La scuola, conclude l’assessore, “è infatti il primo luogo di integrazione e investire sull’educazione e sui bambini significa costruire una città più solidale”.

I nidi “sono stati un luogo di diritti dell’infanzia, delle donne, delle famiglie e anche della comunità. Un luogo di grande conquista sociale ed emancipazione femminile”, spiega Carla Rinaldi, prima pedagogista del nido Cervi e ora presidente della Fondazione Reggio Children. “All’inizio, eravamo al confine di un territorio sconosciuto, con il tabù della fragilità, del bambino e del suo dover stare solo con la mamma. Con le insegnanti, le famiglie, il quartiere riuscimmo ad affermare quell’educare insieme che fa emergere le grandi potenzialità dell’infanzia”.

Anche oggi, conclude Rinaldi, “siamo al confine con qualcosa di nuovo e abbiamo grandi tabù: abbiamo dentro di noi le paure della pandemia e abbiamo un ‘noi’ più fragile, ma abbiamo la possibilità di cambiare partendo dall’infanzia perché i bambini e le bambine ci danno il coraggio del possibile”. Cristian Fabbi, presidente dell’Istituzione e membro (come il sindaco Luca Vecchi) del gruppo di lavoro nazionale che pianifica gli investimenti educativi del Pnrr, spiega: “Si era detto che bisognava costruire 1.000 asili nido, ciascuno costa 1,1 milioni.

Noi con il nostro gruppo facciamo un ragionamento opposto, partiamo dal progetto, mettiamo l’infanzia al centro, proprio come fatto a Reggio in questi 50 anni”. Il direttore dell’Istituzione Nando Rinaldi comunica infine l’assunzione di 50 nuovi educatori e la creazione di 10 nuovi posti per piccolissmi (che ora salgono a 30), mettendo poi l’accento sulle conseguenze dell’emergenza sanitaria.

“Quest’anno – dice – abbiamo avuto 8 sezioni di scuola dell’infanzia e due di nido in quarantena. Ma in nove casi su 10 è stato per il contagio di bambini. L’anno scorso erano positivi gli adulti, a riprova che la vaccinazione sta aiutando”.

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