Rei Lab e Reinova, una storia di intrecci fra pubblico e privato

Dalle ceneri di Rei, soggetto pubblico che costò due milioni ai contribuenti, è nato un laboratorio privato all'avanguardia che giocherà un ruolo importante anche in vista della realizzazione del mega stabilimento di Gavassa di Silk Faw

REGGIO EMILIA – In principio era Reggio Emilia Innovazione, una società a capitale misto pubblico privato che finì in liquidazione il 13 luglio del 2017 gravata da oltre di due milioni di euro di perdite che si accollarono i soci pubblici di allora. Poi entrò in scena la Fondazione Rei, con sede al Tecnopolo, che nacque dalle ceneri di Reggio Emilia Innovazione ed è sostenuta dalla Camera di commercio, dalla Società per la trasformazione urbana Stu Reggiane, da Iren Rinnovabili e da Unindustria. La Fondazione Rei iniziò a gestire gli spazi del Tecnopolo e di via Sicilia dove ha sede Rei Lab.

Il presidente di Rei era Guido Prati, presidente anche di Fondazione Rei fino all’aprile di quest’anno, un commercialista piuttosto conosciuto nella nostra città. La società che ha preso in affitto nel 2017 e poi comprato, nel 2018, i laboratori di Rei si chiama Rei Lab e il suo presidente è sempre Guido Prati. Si occupa, come Rei, della gestione di Laboratori di ricerca industriale per la verifica della compatibilità elettromagnetica delle prove funzionali ed elettrice, delle vibrazioni e del rumore.

Rei lab, che inizialmente aveva come soci Sifir Spa (Società Immobiliare di Unindustria) e Fondazione REI (Fondata da Unindustria Reggio Emilia, CCIAA di Reggio Emilia, STU Reggiane S.p.A. e Iren Rinnovabili S.p.A.), ha un capitale sociale di 5 milioni di euro e 23 dipendenti. Il suo presidente, come abbiamo detto, è Guido Prati e l’amministratore delegato è Giuseppe Corcione, un nome che ritroveremo dopo. I soci sono Finlab, Società immobiliare finanziaria imprese reggiane srl e Previa srl. La parte del leone la fa Finlab con 3 milioni e 950mila euro di capitale versato.

Finlab è una società costituita nel giugno del 2020 che ha, fra i soci, due persone piuttosto conosciute nell’ambiente imprenditoriale reggiano: Aimone Storchi (fratello di Fabio Storchi, attuale presidente di Unindustria, con cui è anche socio nell’azienda di famiglia la Vimi Fasteners) e Christian Aleotti (vice presidente e ad di Cellular line). Gli altri due soci sono la Ve-Ca srl di Cavriago e la Motorpower company srl di Castelnovo Sotto.

Società immobiliare finanziaria imprese reggiane srl, l’altro socio, ha versato un capitale sociale di 900mila euro in Rei Lab e ha sede in via Toschi dove ha sede anche Unindustria. Infatti è posseduta quasi interamente da Unindustria dato che è la sua società immobiliare. Il presidente è Fabio Storchi, fratello di Aimone, che, appunto, è anche presidente attuale di Unindustria. Amministratore delegato è Filippo Di Gregorio che, attualmente, si occupa anche della comunicazione di Unindustria, ma è stato dirigente di Dallara Automobili Spa ed è stato nella task force del Comune per favorire l’insediamento di Silk Faw a Reggio.

Va fatto notare che e’ del febbraio scorso l’annuncio che, per produrre in Italia la nuova auto elettrica, una sportiva di lusso dal nome ‘S9’, Faw e Silk Ev potranno contare sul contributo di Dallara, l’azienda con sede in provincia di Parma e a Speedway nell’Indiana che realizza vetture da competizione.

Ultimo socio di Rei lab è Previa. Una srl costituita nel giugno del 2020, esattamente come Finlab, nello stesso giorno, il 4 giugno. E’ il più piccolo dei tre soci dato che ha versato 150mila euro di capitale sociale. I soci sono Guido Prati che, come abbiamo visto, era presidente di Reggio Emilia innovazione ed è presidente di Rei Lab e Fondazione Rei e Giuseppe Corcione che è anche amministratore delegato di Rei Lab oltre che amministratore unico di Previa.

La sede di Rei in via Sicilia
Rei

Questa la struttura societaria. Poi accadde che nel 2019 Rei Lab sviluppò il Progetto test house che prevedeva investimenti strategici per decine di milioni di euro e, a giugno 2020, i soci istituzionali di Rei Lab (Unindustria e Fondazione Rei) deliberarono un aumento di capitale sociale portandolo a 5 milioni di euro, aperto a terzi, che fu sottoscritto da importanti imprese ed imprenditori (Motor Power Company S.r.l., VE-CA S.r.l., Aimone Storchi e Christian Aleotti) che lo ritennero fortemente strategico per il territorio della Motor Valley ed enormemente interessante per le opportunità di mercato dell’elettrificazione del settore automotive. E’ questo il momento in cui Fondazione Rei esce da Rei Lab.

Nel 2021 questo progetto ha ricevuto da Intesa Sanpaolo un finanziamento di 8 milioni di euro, che prevede obiettivi in Innovazione, Esg (Environmental, social, governance) e circular economy. Infine si arriva ad oggi quando Rei lab srl diventa Reinova srl. Amministratore delegato è Giuseppe Corcione, fra i soci di Rei Lab, amministratore delegato di Rei Lab oltre che amministratore unico di Previa. E’ stato l’ex capo del polo ingegneristico di Avl a Graz in Austria che ha una sede anche a Corte Tegge.

Dal quadro che è stato delineato vengono ad intrecciarsi una serie di coincidenze di nomi e di ruoli che si intersecano in questi anni e che, proprio nel momento in cui arriva l’annuncio della realizzazione del mega stabilimento di Gavassa di Silk Faw, si trovano ad avere in mano un laboratorio all’avanguardia che è nato per mano pubblica (e in cui gioca ancora un ruolo la Fondazione Rei che ha soci pubblici) ma che poi, piano piano, è diventato privato.

Reinova, in questo quadro, si candida ad essere, per usare le parole di Corcione, “uno dei principali centri europei di testing e omologazione per componenti e sistemi di trazione elettrici. E un polo di sviluppo per progetti innovativi al servizio delle imprese. Non si occuperà solo di veicoli a quattro e a due ruote, ma anche di micromobilità nautica, mezzi da lavoro e agricoli, aviazione, sistemi di ricarica e nuovi servizi di mobilità”.

Quello che però bisognerebbe evidenziare è anche che Camera di commercio e Comune hanno profuso milioni di euro per sostenere Reggio Emilia Innovazione e, con essa, un centro per l’innovazione a vantaggio della imprese locali. Poi, alla fine, tutto questo è stato privatizzato. Perché il pubblico, in primis Camera di commercio, ma anche Stu Reggiane, hanno deciso di uscire da un’iniziativa che prospettava ciò che per anni è stato onerosamente perseguito? Ora, di fatto, esiste una società privata, Reinova, che trae profitto da questa situazione.

Questa vicenda, per concludere, può essere vista in due modi. Da una parte potremmo dire che il pubblico ha fallito e che, per fortuna, sono arrivati i privati a promuovere l’innovazione a Reggio Emilia. Dall’altra si potrebbe anche osservare come il pubblico, probabilmente, si è assunto gli oneri della difficile parte di start up del progetto e i privati, poi, si sono presi gli onori della realizzazione di progetti all’avanguardia. E’ effettivamente una questione, come spesso capita nella vita e negli affari, di punti di vista.