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Mafie, Messina (Anticrimine): “Al nord non sono più silenti”

Il prefetto: "Operano con le stesse modalità dei territori d'origine"

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REGGIO EMILIA – “L’attività delle mafie in settentrione non è più differente da quanto praticato nei territori di appartenenza”. Lo sostiene il prefetto Francesco Messina, direttore della centrale Anticrimine della Polizia di Stato, secondo cui anche il concetto della mafia cosiddetta “silente” si è oggi modificato. “Questa idea della ‘sommersione’ e quindi dell’agire mafioso in modo diverso in relazione alle diversità del teatro operativo è stata vera fino a circa una decina di anni fa, ma le cose sono nel tempo cambiate”, spiega Messina.

“C’è stato effettivamente un momento – aggiunge – in cui le organizzazioni hanno preferito operare e fare affari in modo da non richiamare l’attenzione e manifestando invece il proprio potere muscolare e militare nei territori invece in cui il fenomeno è dentro e solo in circostanze eccezionali”. Oggi invece “le attività non sono più sommerse e uguali in tutto il territorio nazionale, pervasive e violento nelle stessa identica maniera al nord e al sud”.

In più al nord “le mafie continuano a fare affari, ma non hanno più il problema di nascondere la loro personalità mafiosa”. Lo dimostra una indagine iniziata nel 2017 e conclusa di recente, condotta in provincia di Varese sull’estorsione ai danni di un imprenditore. Che veniva effettuata con “la stessa prassi” e “con modalità analoghe dal punto di vista estorsivo, militare e di intimidazione” già applicate da anni alle aziende ittiche del porto di Gioia Tauro. In entrambi i casi, evidenzia Messina, “mancavano le denunce”. Quindi, conclude, “dal mio punto di vista, non c’è più un agire in sommersione, ma un agire mafioso unico, spalmato su tutto il territorio dello Stato”.

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