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Mafie, Angelosanto (Ros): “Sanno fare anche intelligence”

Il generale dei carabinieri: "Ottengono notizie su indagini o le depistano"

REGGIO EMILIA – Anche le mafie hanno i loro “007”. Il tema, già emerso nel maxiprocesso Aemilia contro la ‘ndrangheta (che ha coinvolto esponenti “infedeli” delle forze dell’ordine in combutta con le cosche), è confermato oggi anche dal generale dei Carabinieri Pasquale Angelosanto.

Il comandante dei Ros, relatore ad un convegno del festival della legalità della Provincia di Reggio Emilia, spiega infatti: “Una caratteristica delle mafie di cui si parla poco è quella di fare ‘intelligence’, cioè di acquisire per mezzo di affiliati o associati notizie che possono tutelare dalle iniziative giudiziarie oppure mettere in campo manovre per disorientare le attività investigative o quanto meno contenere gli effetti delle indagini”.

Aggiunge Angelosanto: “Devo essere intellettualmente onesto e in tanti casi abbiamo visto il coinvolgimento delle forze di polizia”. Questo accade, continua il generale, “innanzituto perché le organizzazioni mafiose sono segrete” e poi perché ottengono le informazioni “tramite modalità corruttive”, ma non solo. A questo proposito il generale cita un caso giudiziario del 2010 che riguarda un commercialista di Reggio Calabria condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. L’uomo, consulente del tribunale della città, e informatore di Polizia e Carabinieri e di un’Agenzia di sicurezza, risultò poi fare il “doppio gioco” in favore di una cosca.

Come ottenne la fiducia degli investigatori? “Orchestrò il ritrovamento di un’auto carica ed esplosivi e armi posizionata sul percorso che doveva percorrere il presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano) in occasione di una sua visita in città”. La notizia fu fatta “filtrare” ad un carabiniere del comando provinciale, con il doppio scopo, spiega il capo dei Ros, “di far fare a questi una bellissima figura, e accreditando l’informatore che potè così accedere a sempre più notizie riservate sulle indagini in corso”.

Un aspetto “veramente preoccupante” è poi per il generale quello della “contro intelligence mafiosa”, volta cioè a “depistare e inquinare le attività investigative”. A “volte – spiega Angelosanto – le notizie che riceviamo non sono infondate ma non più attuali e vengono diffuse con il solo scopo di inchiodare un apparato investigativo, che non può così concentrarsi in altre direzioni”. Insomma, conclude Angelosanto, “le facce delle mafie sono tantissime e diverse, ma tutte ugualmente pericolose”.