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Imprese, Ferrarini: “Mai promosso presidio contro Banca Intesa”

L'azienda ai sindacati: "Lo stop agli impianti di domani era necessario"

REGGIO EMILIA – La manifestazione dei dipendenti Ferrarini prevista domani a Milano davanti alla sede di Banca Intesa “non è mai stata promossa e tantomeno caldeggiata dall’azienda”. Lo precisa il Gruppo dei salumi emiliano con riferimento al presidio di protesta indetto contro l’istituto di credito, che parteciperà all’asta per la vendita del sito produttivo di villa Corbelli a Reggio Emilia.

Tutto nasce, spiegano i dirigenti Ferrarini, da un’assemblea sindacale svolta il 19 novembre in cui, davanti a 150 dipendenti, Cgil, Cisl e Uil “hanno dichiarato congiuntamente che non avrebbero mai sostenuto in nessun modo una manifestazione a Milano, ma che comunque, avrebbero rispettato la libera decisione di chi avesse ritenuto di aderire”.

Nella stessa assemblea, “veniva invece proposta una manifestazione sotto la sede del Mise a Roma, in occasione di un’eventuale convocazione ministeriale”. Tuttavia “alcune Rsu, hanno esortato i lavoratori a non partecipare alla manifestazione di Milano. Risulta altresì che abbiano diffuso notizie allarmanti sulla mancanza di autorizzazioni preventive e sulla violazione delle norme anti-covid, paventando il rischio di sanzioni personali. Suscitando, in questo modo, la meraviglia di alcuni che hanno ritenuto tale comportamento incoerente con le dichiarazioni fatte in assemblea”. Pertanto, spiega ancora Ferrarini, “l’azienda, nell’intento di collaborare con le organizzazioni sindacali, si è quindi vista costretta a portare a loro conoscenza la situazione che si è creata”.

Per quanto riguarda lo stop della produzione in concomitanza con la manifestazione, invece, il Gruppo rivendica piena trasparenza nei rapporti sindacali. “Non è vero che l’azienda non abbia informato i sindacati circa le chiusure. Anzi, in data 28 novembre, la Direzione Risorse umane (dopo essersi confrontata con i direttori di stabilimento), si è messa a disposizione, incontrando alcune Rsu per spiegare loro le ragioni dell’impossibilità di mantenere nella giornata di giovedì i livelli produttivi previsti e della necessità di programmare con urgenza una giornata di ferie collettive”.

Questo perchè “da una verifica da parte dei responsabili si è infatti appreso che le adesioni alla manifestazione avrebbero impedito le normali attività a causa dell’assenza di alcune figure indispensabili per lo svolgimento delle stesse e anche per ragioni organizzative, di sicurezza, qualità e non di meno, amministrative (come di spedizione della merce, ndr)”.

L’azienda si dice quindi “profondamente dispiaciuta per i disagi creati a quei dipendenti che avrebbero dato la loro disponibilità al lavoro ma, al tempo stesso, è consapevole di dovere in ogni modo contenere quanto più possibile i costi e preservare l’efficienza economica e la sicurezza di persone e impianti”. Si è infatti valutato “molto più dannoso retribuire dipendenti per non produrre che pagarli per smaltire delle ferie, soprattutto considerati gli elevati accantonamenti delle stesse”.

Conclude Ferrarini: “Siamo molto dispiaciuti di non essere riusciti a dare un congruo preavviso. Ma purtroppo non c’è stato il tempo di farlo. Auspichiamo che le organizzazioni sindacali potranno comprenderne le ragioni, in nessun modo legate a una volontà di mancare di rispetto e che si possa riprendere il canale comunicativo che da sempre ci contraddistingue”.