Il Riformista: “Tondelli cristiano, basta con queste fesserie”

Il quotidiano cita un saggio di Gastaldi e si scaglia contro il "perbenismo" che ha voluto "epurarne la figura e renderla maggiormente tollerabile per la ristretta cerchia di Correggio"

REGGIO EMILIA – “Pier Vittorio cristiano? È ora di finirla con queste fesserie”. Titola così “Il Riformista” in un articolo piuttosto polemico all’indomani delle celebrazioni, qui a Reggio Emilia, del trentennale della morte dello scrittore correggese. “Uno scrittore – si legge nell’articolo – la cui immagine si è cercato di trasfigurare per mezzo della censura e di interpretazioni viziate dal pregiudizio, pilotate dal desiderio di epurarne la figura e renderla maggiormente tollerabile per la ristretta cerchia di Correggio”.

Che si tenti una lettura del personaggio in cui l’omossessualità di Tondelli (morto di Aids a 36 anni) e i suoi scritti più giovanili e spavaldi (vedi “Altri Libertini) vengono sostanzialmente ignorati a favore di una conversione in punto di morte, si può leggere in effetti anche nella due giorni organizzata a Reggio l’11 e 12 dicembre scorso dal titolo “Pier Vittorio Tondelli non era invidioso”. Due giornate di dialogo e confronto dedicate allo scrittore che hanno voluto condurre alla scoperta di un lato poco esplorato dello scrittore: quello di scopritore di talenti, di autore aperto e curioso verso gli altri scrittori e i loro mondi narrativi.

Questo focalizzare l’attenzione sulla sua conversione ha permesso anche la presenza alla due giorni di Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica. Ora, che la adesione al cattolicesimo di Tondelli sia da esplorare, è sicuramente giusto, come sicuramente anche la sua attività di scouting, ma è piuttosto ingeneroso, nei confronti del suo lavoro e della sua figura, che lo si faccia al discapito del resto della sua vita in cui l’omossessualità è stata sempre presente nei suoi scritti.

Tondelli è anche il giovane che a soli 24 anni venne denunciato per il suo “Altri libertini” che fu sequestrato per indecenza e blasfemia. Per non parlare del suo ultimo romanzo “Camere separate” in cui Leo (alter ego di Tondelli), omosessuale dichiarato, si cimenta con l’enorme dolore della perdita del compagno, Thomas, per poi morire di Aids. Resta poi da capire, inoltre, perché non si possa essere omossessuali e cristiani.

Comunque, torniamo al Riformista che scrive: “Tale veemenza santificatrice con la quale il fratello Giulio e alcuni critici cattolici, tra cui Spadaro e Panzeri, hanno proposto/imposto un’impropria lettura del correggese, ha colpito anche Sciltian Gastaldi e il suo Tondelli: scrittore totale. Il racconto degli anni Ottanta fra impegno, camp e controcultura gay (Pendragon, 2021)”.

Secondo Gastaldi Giulio Tondelli “mutilò la biblioteca privata del defunto fratello prima di donarla alla città di Correggio, facendo sparire opere fondamentali come “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli o “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes, probabilmente perché voleva impedire che si leggessero gli appunti di Pier Vittorio su quei testi. In catalogo non figura anche la prima stesura di “Biglietti agli amici”, mentre fanno bella mostra di sé tutte le pubblicazioni di tipo religioso o spirituale”

Conclude il Riformista: “Gastaldi per mezzo di un libro particolareggiato e meticoloso ci restituisce il Tondelli vero, lontano da epurazioni post mortem, non una pecora smarrita alla fine redenta, piuttosto un uomo che ha fatto della scrittura un impegno sociale del quale gran parte della comunità Lgbtqi+ e non solo gli è riconoscente, uno scrittore imponente, totale, che ha rivoluzionato il modo di scrivere e l’approccio alla letteratura. Un’operazione lodevole che riconsegna alla figura del correggese molti dei colori che si è tentato arbitrariamente di nascondere: non si potrà mai esser sazi di scrittori come lui, pronti a contrastare chi tenta di relegare la verità all’ombra di un apparente perbenismo”.