I medici di base reggiani: “Stop a investimenti solo su ospedali”

La direttrice Ausl al convegno della cooperativa: “Non possiamo non condividere i dati tra strutture e medici di famiglia. Superiamo i vincoli del garante sulla privacy”

REGGIO EMILIA – “I politici devono smettere di pensare solo ad investimenti sulle strutture ospedaliere, che non saranno mai sufficienti se non si mettono in campo rilevanti le azioni e risorse (tuttora ferme, a livello nazionale, al 6% del Fondo Sanitario Nazionale, cioè ai livelli del 1979) che servano a rilanciare la medicina territoriale per assicurare migliori servizi ai cittadini, contenere i costi di ospedalizzazioni evitabili, garantire ai medici di famiglia la possibilità di creare reti e acquisire informazioni, in tempo reale, essenziali per la cura e per limitare i disagi per i pazienti”.

Euro Grassi, presidente della cooperativa Medicina Generale (25 anni di attività e due terzi dei medici di famiglia reggiani associati) è stato esplicito nell’aprire il convegno organizzato in Confcooperative per parlare del futuro della medicina territoriale anche come strumento per affrontare emergenze gravi quali quelle manifestatesi con la pandemia.

Proprio i risultati della mobilitazione dei medici di medicina generale nel corso della pandemia (quasi 7.000 accessi al pronto soccorso evitati in provincia solo nei primi due mesi di Covid grazie ad appositi Ambu-Covid, un tasso di mortalità al di sotto di tre punti rispetto alla media regionale) hanno rappresentato il punto di partenza per un confronto che, in sostanza, chiede una revisione particolarmente profonda dell’attuale sistema della medicina territoriale.

Già a partire dalla dotazione di due infermieri per ogni medico, secondo Grassi è necessario un nuovo e rilevante investimento a sostegno dei medici di medicina generale, ma a questo si associa molto altro: una radicale trasformazione digitale territoriale, la realizzazione di una telemedicina che risponda in tempo reale alle esigenze dei medici di famiglie e dei pediatri di libera scelta, supporto all’assistenza domiciliare e presa in carico della cronicità, attivazione di una centrale di continuità assistenziale per la medicina generale.

“Dobbiamo far sì – ha detto Grassi – che siano i dati a spostarsi, e non i pazienti, creando una piattaforma tramite la quale i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta possano effettuare teleprenotazioni, teleprescrizioni, televisite e teleconsulto con gli specialisti”. Una piattaforma che, in più, deve favorire l’accesso e lo scambio di informazioni utili tanto ai medici di famiglia quanti a quelli di pronto soccorso e ospedalieri per evitare accertamenti inutili e duplicazioni di accertamenti, accelerando i tempi di diagnosi e di cura e riducendo le liste d’attesa.
“Tutte cose – ha detto Grassi – che la pandemia ha reso molto evidente rispetto ad una soluzione urgente e definitiva”.

Il convegno della cooperativa Medicina Generale ha fatto il punto anche sugli indirizzi e sulle risorse attese dal Pnrr, che prevede anche infermieri aggiuntivi, potenziamento dell’assistenza domiciliare, delle reti di prossimità, dell’informatizzazione e della telemedicina.

Proprio su questi punti – ha osservato il presidente di Medicina Generale – è però fondamentale che la Regione, destinataria di risorse, consulti e coinvolga non solo le Ausl e le Conferenze sociosanitarie locali, come ha fatto sinora, ma i medici di medicina generale, ciascuno dei quali, annualmente, effettua mediamente quasi 43.000 prestazioni, tra le quali spiccano 8,780 visite ambulatoriali, 2.007 visite domiciliari, 21,322 contatti telefonici e gestisce, praticamente da solo, due reparti di lungodegenti domiciliari avendo a disposizione 0,31 infermieri anziché gli almeno due richiesti e in esercizio, ad esempio, in Catalogna e Gran Bretagna.

CRISTINA MARCHESI, DIRETTRICE AUSL: NON POSSIAMO RIMANERE INERTI
“I medici di medicina generale devono poter condividere i dati che riguardano i pazienti, a partire da quelli che si riferiscono ai casi di ricovero ospedaliero: vanno allora superati i vincoli relativi alla tutela della privacy, perché è paradossale che già abbiamo un contenitore in cui le informazioni si accumulano senza che siano accessibili a chi ha stabilmente in cura le persone e può interagire con altri professionisti nell’interesse del paziente”.

Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Ausl di Reggio Emilia, si è associata così alle sollecitazioni dei medici di famiglia intervenuti al convegno della cooperativa Medicina Generale.

La direttrice dell’Ausl ha comunque posto l’accento anche su altre criticità, a partire dall’assenza di medici di medicina generale che sostituiscano quanti sono andati e stanno andando in pensione. “Aver aperto in modo indiscriminato le specializzazioni – ha detto Cristina Marchesi – ci priva di giovani medici che seguono questi percorsi, percepiscono una borsa di studio e divengono incompatibili con il ruolo di medici di famiglia”.

“E’ anche per questo – ha aggiunto la vicepresidente della Regione, Elly Schlein – che occorre più dialogo e collaborazione tra tutti i soggetti, anche alla luce di un aumento straordinario delle risorse destinate agli investimenti in strutture, ma anche di un futuro che, senza aumenti della spesa corrente in sanità, ci vedrebbe nell’impossibilità di gestirle”.