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Comune, il sindaco: “Partecipate in buona salute”

Il consiglio comunale approva la revisione con dieci partecipazioni dirette e due no

REGGIO EMILIA – Un sistema “in buona salute economico-finanziaria, che ha garantito l’attuazione di progetti strategici per la città ed un’importante livello occupazionale, con circa 500 dipendenti, senza contare Iren”. Così il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi interviene oggi in Consiglio sul sistema delle partecipate del Comune, oggetto dell’annuale delibera di revisione collegata alla legge Madia.

L’ente, in particolare, conta oggi dopo le riduzioni degli anni scorsi 10 partecipazioni dirette e due indirette (il consorzio antincendio dell’Aeroporto di Reggio Emilia, a sua volta partecipato da Società Aeroporto per la quale il Comune detiene una quota indiretta pari al 22,07% e Dinamica scrl partecipata da Crpa per la quale il Comune detiene una quota indiretta pari al 20,60%).

Hanno tutte “delle mission determinate e ben precise, equilibri di bilancio consolidati e sono mediamente non indebitate e in utile”, afferma ancora il primo cittadino. “Se non avessimo indirizzato la realizzazione di alcune progettualità alle partecipate, in una stagione di blocco tourn over e di altre fori limitazioni per la Pubblica amministrazione, non avremmo potuto sviluppare politiche pubbliche fondamentali per la città”, aggiunge.

Con riferimento al 2021 le operazioni più rilevanti riguardano la cessione al Comune di Piacenza della quota di partecipazione del Comune di Reggio di “Piacenza infrastrutture” (la società delle reti acquedottistiche di quella città ai tempi ereditata ai tempi di Enia) e il proseguimento degli iter di liquidazione di Rei e delle Fiere.

Il sindaco pone poi l’attenzione sulle due società partecipate che più di altre hanno sofferto l’impatto della pandemia, richiedendo investimenti a supporto delle loro attività: Fcr e Asp. Delle farmacie comunali il sindaco dice: “Sono fra le aziende più sane di Reggio Emilia, con zero debiti, sulle cui spalle è caricata una parte rilevante del nostro sistema di welfare. Ciò significa che reinveste in servizi per minori, non autosufficienza, disabilità, servizio educativo una parte consistente della propria redditività. Una marginalità che ottiene confrontandosi sul mercato con imprese private mentre, d’altro canto, si confronta con i bisogni, anche nuovi, e la spesa sociale della città”.

Per quanto riguarda l’Asp, invece, “come tutte le Asp italiane, si è trovata a fare i conti con il calo delle entrate causa emergenza Covid e con una forte implementazione dei costi. Ha 700 dipendenti, una quindicina di strutture e circa 30 milioni di fatturato. La società non è indebitata e vanta una buona patrimonializzazione”. Dunque, conclude Vecchi, “la nostra attenzione al bilancio di Asp è costante e il nostro impegno non va nella direzione dell’esternalizzazione, come altri Comuni hanno fatto già 20 anni fa, ma di un impegno pubblico”.