Battaglia in tribunale, Unindustria paga 2,4 milioni a Confapi

Dopo che è decaduta la sospensiva nel giugno scorso i vertici di via Toschi si sono accordati, questa estate, per una transazione relativa al contenzioso sul patrimonio dell’ex Api

REGGIO EMILIA – Si è chiuso quest’estate, con un accordo in cui Unindustria ha pagato 2 milioni e 400mila euro a Confapi, un contenzioso che andava avanti dalla fine del 2012 quando Api (Associazione piccole e medie industrie di Reggio) confluì in Confindustria e nacque Unindustria. E’ stata la sentenza della Corte d’Appello di Roma del giugno scorso a fare precipitare le cose. Confapi nazionale contestò, fin da subito, il passaggio del patrimonio di Api a Confindustria che comprendeva cespiti mobiliari e immobiliari. In giugno, per effetto di una sentenza della Corte d’appello di Roma, è decaduta la sospensiva che in questi anni aveva “bloccato” il passaggio del patrimonio a Confapi nazionale.

Il procedimento arbitrale era stato promosso da Confapi nazionale nel 2013. Un anno dopo un lodo diede ragione a Confapi, sostenendo che il passaggio della maggioranza degli associati a Unindustria non comportava il trasferimento del patrimonio. Nella decisione dei giudici un peso rilevante fu giocato dal fatto che l’articolo dello statuto di Confapi, che stabiliva il destino del patrimonio in caso di fusione, era stato modificato poco prima che Api confluisse in Confindustria.

I giudici indicarono in 3,5 milioni di euro il valore del patrimonio e, di conseguenza, la somma che via Toschi avrebbe dovuto versare a titolo di indennizzo. Unindustria impugnò il provvedimento davanti alla Corte d’Appello di Roma, ottenendo la sospensione dell’efficacia esecutiva del lodo arbitrale. Questa sospensiva è venuta a meno in giugno. A quel punto Unindustria è stata costretta a trovare un accordo che si è chiuso con il pagamento di due milioni e mezzo di euro a Confapi.