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Angeli e demoni, il pm: “Sceglievano famiglie che non potevano permettersi un avvocato”

Il sostituto procuratore Salvi: "In un caso però è capitato che si scegliesse un nucleo familiare più inserito all'interno della società. E da lì è partito questo procedimento penale"

REGGIO EMILIA – La scelta dei bambini della val d’Enza che i Servizi sociali separavano dai genitori naturali con presunte relazioni falsate su abusi e maltrattamenti? “Il criterio era assolutamente causale deciso dalla responsabile del Servizio Federica Anghinolfi e del suo ‘braccio destro’ Francesco Monopoli. Ma per la maggior parte si trattava volutamente di nuclei familiari disagiati”.

A rimarcarlo è oggi il sostituto procuratore di Reggio Emilia Vaentina Salvi, titolare dell’inchiesta e pubblico ministero nel processo “Angeli e Demoni”. In audizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle comunità di accoglienza, il magistrato afferma: “Dobbiamo essere onesti: questi nuclei non erano certamente la famiglia ‘del Mulino bianco’. Avevano delle problematiche, ma non erano le problematiche poi evidenziate nelle relazioni dei Servizi sociali”.

Inoltre “nella maggior parte dei casi si sceglievano nuclei anche con scarse risorse economiche, che non potevano permettersi un avvocato per fare luce su quello che stava succedendo”. In un caso però “è capitato che si scegliesse un nucleo familiare più inserito all’interno della società. E da lì è partito questo procedimento penale, perché la famiglia aveva sicuramente più risorse per assumere dei difensori che hanno contattato l’autorità giudiziaria e per opporsi all’allontanamento”.