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Strage di Bologna, Bellini: “Processo vada avanti, voglio sia accertata la verità”

"Delitto infame, non c'entro come dice l'accusa". L'esame dell'imputato proseguirà venerdì: oggi ha parlato dell'omicidio Campanile.

REGGIO EMILIA – Verte sui temi dell’omicidio del militante di Lotta continua, Alceste Campanile, assassinato il 12 giugno 1975, e sulla sua latitanza in Brasile sotto il falso nome di Roberto Da Silva la seconda tranche dell’esame di Paolo Bellini, a processo in Corte d’Assise a Bologna per concorso nella strage del 2 agosto 1980. L’audizione di Bellini, più volte interrotta a causa delle precarie condizioni di salute dell’imputato, riprenderà nella prossima udienza, in programma venerdì.

E se questa mattina Bellini aveva sostenuto la propria innocenza relativamente alla strage alla stazione di Bologna, oggi pomeriggio afferma di voler collaborare all’accertamento della verità, nonostante i suoi problemi di salute. “Il medico mi aveva detto di non venire e che mi avrebbe fatto un certificato, ma questo processo non si deve fermare”, dichiara infatti l’imputato, aggiungendo che “sarebbe stato facile chiedere di fermarlo quando ho avuto il Coronavirus, ma io voglio che vada avanti perché deve essere accertata la verità”.

Sull’omicidio Campanile, confessato da Bellini solo nel 1999, il sostituto pg Nicola Proto sottolinea che prima l’imputato disse di averlo commesso per motivi personali (Campanile, sostenne Bellini, voleva incendiare l’albergo della sua famiglia), mentre nel 2005 dichiarò di aver assassinato il militante di Lotta continua su ordine dei vertici di Avanguardia nazionale di Massa, che volevano destabilizzare la situazione politica a Reggio Emilia pochi giorni prima delle elezioni amministrative.

Una contraddizione che Bellini non spiega in maniera chiara, pur ribadendo che la versione autentica dei fatti sarebbe quella fornita nel 2005, quando “mi sono detto che, poiché stavo collaborando con la giustizia, dovevo essere coerente e dire tutto”. In realtà, sostiene, “non dovevo essere io a uccidere Campanile, dovevo solo trovare un luogo per dargli una sonora lezione. Poi Franca Tanzi (estremista di destra, ndr) mi disse che le cose erano cambiate”. Nella prossima udienza l’esame di Bellini dovrebbe terminare, e sempre venerdì la Corte presieduta da Francesco Caruso dovrà decidere se ammettere come testimoni i parenti di Bellini che sono già stati sentiti nel processo, ma che i difensori dell’imputato vorrebbero riconvocare.

Strage di Bologna, Bellini: “Delitto infame, non c’entro come dice l’accusa”
“Nonostante mi abbiate accusato di questo delitto infame che è la strage di Bologna, io rimango un collaboratore di giustizia e non ho interesse ad andare contro di voi. Voi siete convinti di una cosa, io di un’altra”. Nel giorno del suo esame nel processo in Corte d’Assise a Bologna che lo vede imputato per concorso nell’attentato del 2 agosto 1980, Paolo Bellini si proclama ancora una volta innocente, durante l’interrogatorio condotto dal sostituto pg Nicola Proto.

E ricorda, oltre al fatto di essere stato sottoposto per due volte al regime di protezione testimoni, di essere ancora agli arresti domiciliari, con fine pena “nel 2032 o 2033, se ci arrivo”. Finora, l’audizione dell’imputato ha toccato i primi anni della sua attività criminale, vale a dire la prima metà degli anni ’70. Rispondendo alle domande di Proto, Bellini non ha negato di aver fatto parte dell’organizzazione di estrema destra Avanguardia nazionale, sostenendo però – come già fatto in passato – di esservi entrato come infiltrato, su richiesta del padre Aldo, del senatore del Msi Franco Mariani e del leader missino Giorgio Almirante.

“Premetto – dice infatti l’imputato, che colloca questa infiltrazione nel 1971 o nel 1972 – che ero infiltrato per conto del senatore Mariani e di Almirante, per cercare di sapere se c’erano persone collegate all’estremismo duro, perché la politica di Almirante si stava incamminando verso una destra diversa, è lui e Mariani erano preoccupati per l’estremismo che si stava formando nella destra”.