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Strage di Bologna, Bellini: “L’uomo nel video non sono io”

E attacca l'ex moglie: "Ha mentito, lo dimostreremo". Ha aggiunto: "I servizi mi cercarono, ma non collaborai mai"

REGGIO EMILIA – “Non so quali risentimenti possa avere nei miei riguardi, so solo che ha mentito. L’uomo nel video non sono io e lo dimostreremo, e a quel punto la signora Bonini dovrà spiegare perché ha mentito”. Paolo Bellini, a processo in Corte d’Assise a Bologna per concorso nella strage del 2 agosto 1980, bolla come menzogne le dichiarazioni dell’ex moglie Maurizia Bonini, che nella sua testimonianza lo ha identificato come l’uomo che appare in un video girato in stazione a Bologna da un turista il giorno dell’attentato.

Oltre a questo, l’imputato, nel corso dell’esame condotto dal sostituto pg Nicola Proto, accusa l’ex moglie di aver mentito anche sugli orari dei suoi spostamenti nel corso della giornata del 2 agosto 1980, dicendo anche che “bisogna chiedere a lei perché ha cambiato idea. Forse per il ‘tintinnio di manette’? Lo vedremo”. Bonini, infatti, ha dichiarato che quel giorno Bellini arrivò a Rimini, dove doveva caricare lei e i figli Guido e Silvia per poi partire per le vacanze al passo del Tonale, intorno alle 12.30-13, aggiungendo che in passato aveva mentito, collocando l’arrivo dell’ex marito intorno alle 9.30, su suggerimento di Aldo Bellini, padre di Paolo.

L’imputato, invece, afferma di essere effettivamente arrivato a Rimini alle 9.30 con la nipote Daniela, con cui era partito da Scandiano, nel reggiano, nelle prime ore del mattino dopo aver passato la notte con suo fratello Guido, ricoverato in ospedale. E quando Proto gli fa notare che nell’83 disse di non ricordare dove aveva passato la notte tra l’1 e il 2 agosto, salvo poi correggere il tiro negli anni seguenti, Bellini dice di aver taciuto, in un primo momento, perché non voleva parlare di problemi familiari delicati tra lui e il fratello (deceduto da anni e che peraltro, fa notare il pg, a sua volta non ha mai detto che Paolo trascorse quella notte con lui). L’esame dell’imputato, che ieri è entrato nel vivo toccando il tema del suo alibi per il giorno della strage, non è ancora terminato, e proseguirà anche nella prossima udienza, in programma mercoledì.

“I servizi mi cercarono, ma non collaborai mai”
“Non ho mai avuto rapporti con i Servizi: qualcuno mi avvicinò, ma io dissi sempre ‘no'”. Anzi, “io aborro l’idea dei Servizi”. Bellini nega anche, come già fatto in passato, di aver mai collaborato con i Servizi segreti, pur ammettendo che questi ultimi lo cercarono a più riprese.

Rispondendo alle domande del sostituto pg Nicola Proto, l’imputato ricostruisce alcuni episodi relativi a quelle vicende, ad esempio il viaggio in Portogallo che fece nel 1972, quando in quel Paese era ancora sotto dittatura, per verificare, a suo dire, se alcuni militari portoghesi presenti in Italia ‘influenzavano’ degli esponenti parmensi di Avanguardia nazionale. Bellini nega che si trattasse di un’operazione di spionaggio militare, affermando che agì su mandato del senatore del Msi, Franco Mariani, in quanto l’allora leader missino Giorgio Almirante “stava cercando di sdoganare il partito dal fascismo”.

Riguardo, invece, ai possibili rapporti di suo padre Aldo con i Servizi, Bellini dichiara che “se li aveva, era tramite Ugo Sisti”, amico di Aldo Bellini e procuratore capo di Bologna all’epoca della strage. Proprio i rapporti tra Bellini e la sua famiglia e Sisti, che trascorse la notte fra il 3 e il 4 agosto 1980 nell’albergo reggiano della famiglia Bellini, sono l’altro tema affrontato nel corso della mattinata. Sul punto, l’imputato conferma di aver incontrato 5-6 volte il magistrato tra il 1978 e il 1980, dicendo di aver saputo della sua presenza nell’albergo di famiglia subito dopo la strage già nell’agosto del 1980.

A dirglielo sarebbe stato il fratello Guido, che lo stava accompagnando in auto “a Castel San Pietro, mi pare”, per un incontro a cui, però, Bellini nega di aver partecipato, in quanto “scesi dall’auto quando seppi che avrei dovuto incontrare esponenti dei Servizi”. Su questo tema, infine, l’imputato conferma quanto mise a verbale nel 1999, vale a dire che il padre, poco prima di morire, lo rimproverò per non aver mai voluto collaborare con i Servizi, dicendogli che se avesse accettato non sarebbe mai stato indagato per la strage del 2 agosto e per altri reati e aggiungendo che la strage alla stazione di Bologna fu fatta per coprire quella di Ustica.