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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Rec: “Silk Faw, nuova tecnologia e vecchie logiche”

Reggio Emilia in Comune: "Elettrico non equivale automaticamente ad ecologico se tutta la filiera che lo precede stravolge, devasta, inquina, corrompe un territorio"

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REGGIO EMILIAL’esaltazione della crescita economica è figlia di una distorsione della realtà, secondo cui sono le imprese a creare occupazione e ricchezza. Questo deriva dal nostro modello di sviluppo che basa l’economia sullo sfruttamento delle risorse naturali e non la loro valorizzazione (tra cui il suolo) e che ha portato come risultato solo crisi sociali, finanziarie, la pandemia e l’emergenza climatica.

Nel nostro ecosistema globale è tutto interconnesso ed anche la relazione tra la terra e gli abitanti ha conseguenze dirette sul clima, a seconda di come produciamo cibo, disboschiamo, costruiamo. L’ immagine di un territorio come risorsa da mettere a disposizione di un sistema produttivo che mira solo alla rendita economica, alla crescita dell’export, all’aumento del PIL, non risponde ai reali bisogni odierni di cui solo una economia sostenibile e circolare può farsi carico.

In una fase storica in cui la necessità primaria è gestire il cambiamento climatico attraverso risparmio di risorse e riduzione dell’inquinamento, bisogna partire dal fatto che il territorio è un bene limitato, non rinnovabile, e che l’approccio da usare rispetto al secolo scorso, è quello della rigenerazione dei terreni e riconversione delle destinazioni d’uso ventennali e sorpassate dagli eventi, utilizzando zone già cementificate per nuovi investimenti, anzicchè intaccare terreno vergine.

Un modello come quello novecentesco basato sulla crescita economica illimitata e sull’egemonia dell’auto privata, nel 2021 in piena emergenza climatica e pandemica, non è più sostenibile neppure concettualmente. Oggi non si può pensare che un progetto industriale possa essere positivo o vantaggioso per un territorio solo in relazione al numero dei posti di lavoro, oppure possa essere considerato ”green” semplicemente perchè il prodotto finale consta di un motore elettrico. Elettrico non equivale automaticamente ad ecologico se tutta la filiera che lo precede stravolge, devasta, inquina, corrompe un territorio.

Un’amministrazione virtuosa deve avere una visione più ampia e complessa che scardini le vecchie logiche del profitto e del mercato e tenga conto dell’ impatto economico, ambientale,sociale che l’intero ciclo produttivo di un’impresa impone al territorio, perché economici, ambientali e sociali sono i costi che pagheremo agli investitori che hanno scelto quella zona di Reggio Emilia, che non a caso è compresa in quella che viene considerata una ‘food valley’ e come tale andrebbe preservata e valorizzata.

In ragione di queste riflessioni, saremo presenti domani al convegno organizzato da Recare, la rete delle realtà ambientali di Reggio Emilia, dove si parlerà di tutto ciò, partendo dal progetto Silk-Faw che l’amministrazione intende realizzare nella zona di Gavassa.

Reggio Emilia in Comune

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